Il travestimento dell’autore. EDOARDO SANGUINETI, FAUST

sanguineti e faust pennelloEra il 1985, si erano avvicendate le stagioni del teatro del corpo, dell’immagine, del racconto, e Sanguineti, sempre attento alla drammaturgia – drammaturgo a sua volta, sia pure non a tempo pieno – inventa una delle sue più radicali riscritture, affrontando uno dei massimi monumenti teatrali, il Faust. Dico riscrittura ma Sanguineti usa un termine meno quotidiano e concettualmente più ricco: travestimentoVolendo, lo si può intendere come un ritorno al teatro di parola, ma la sua è una parola che è  passata in sartoria per rigenerarsi, o forse per spogliarsi degli ingombranti paludamenti della letteratura: abbandonato il tavolo di lavoro, l’autore sale in palcoscenico, protetto dal più efficace dei travestimenti, quello del linguaggio. Ecco cosa ne scrive nell’introduzione al suo testo:


“Per questo tipo di operazione (ndr Goethe ripassato a contrappelo), in un momento in cui mi pare accettabile, e forse desiderabile, che gli uomini di lettere aspirino a rifarsi autori, e a tentare di inventarsi una missione teatrale, credo che la categoria giusta sia quella del travestimento, eccellente parola barocca, purché depurata da ogni esclusiva inclinazione verso l’orizzonte del burlesco e del parodico, e restituita immediatamente a quella dimensione scenica dalla quale appare affatto inseparabile”.

FAUST

Ahimè, ahimè! Ho studiato la psicologia dell’età evolutiva.
La sociologia delle comunicazioni di massa,
la bibliografia e la biblioteconomia,
la semiotica, la semantica,
la cibernetica, la prossemica,
l’informatica, la telematica,
la biologia – e, accidenti, l’ecologia – e poi
la micro e la macrofisica, la meta e la patafisica,
da cima a fondo, con tanto zelo!
E adesso, eccomi qui, povero idiota,
e furbo come prima.
Mi chiamato l’egregio, l’illustre, il chiarissimo,
e il prof, e il dott,
e il maestro, magari, madonna!
E sarà dal ’77 – ma che dico mai? – sarà dal ’68, ecco,
che me la meno, con i miei studenti.
Questa è una cosa che mi strazia il cuore.
E va be’, sarò più erudito dei miei colleghi,
ordinari, straordinari, associati, aggregati, incaricati,
lettori, ricercatori, dottori di ricerca, assistenti, precari,
e tutto il personale non docente.
Né scrupolo né dubbio mi tormenta,
né diavolo né inferno mi spaventa.
Ma non ci ho niente la felicità:
niente di vero penso di sapere,
niente di niente riesco più a insegnare,
né gli uomini io mi spero migliorare,
né di riuscirci, il mondo, a trasformare:
e non ho beni, mobili né immobili,
né uno straccio di Nobel, né il Potere,
manco un cane, un cane può vivere così.

Ahi, che sono in questa trappola fetente,
che è un maledetto buco repellente:
del puro cielo, pure i raggi amati,
li intorbidano i vetri colorati:
tra mucchi di volumi, io sto qui chiuso:
ci gode il tarlo polveroso e ottuso:
i fogli, su, fino al soffitto, a strati,
sono arrivati, neri affumicati:
ah, mi soffoca il mio laboratorio,
mi strozza, qui, la mia torre d’avorio:
strumenti orrendi di un sapere immondo,
siete il mio mondo? e tu, lo chiami mondo?

Edoardo Sanguineti, Faust, un travestimento, Costa&Nolan

 

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