Il piccolo mostro di famiglia. ROGER VITRAC, VICTOR O I BAMBINI AL POTERE

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Questi nostri fanciulli che, quando non videogiocano, ingaggiano furibonde lotte di potere con i genitori imbelli, hanno un antenato, Victor Paumelle. Lo creò nel 1928 Roger Vitrac, autore surrealista e, secondo alcuni, precursore del teatro dell’assurdo. Come a volte succede, gli antenati sono più interessanti dei discendenti e questo bambino che a nove anni è alto un metro e ottanta, ha capito tutto della vita (forse ha anche letto tutto), ha poco da spartire con i mocciosi di oggi, tranne la mostruosità che tramite lui si manifesta in tutte le sue efferate sfaccettature. Questa tragica, surreale commedia nasce in seno alla borghesia francese degli anni ’20 ma non è né troppo francese né troppo datata, lo testimonia la prima scena della pièce, che vi proponiamo, nella quale Victor sottopone la servetta di casa a implacabili sevizie psicologiche.

VICTOR.            … E benedetto il frutto del tuo sesso, Gesù.
LILI.                    Intanto si dice il frutto del tuo seno.
VICTOR.            Può darsi, ma è meno efficace.
LILI.                    Basta Victor! Ne ho abbastanza di questi discorsi. Mi fai dire delle scemenze.
VICTOR.            Perché sei una vecchia scema.
LILI.                    Tua madre…
VICTOR.            …quanto è buona.
LILI.                    Se tua madre ti sentisse…
VICTOR.            Quant’è buona. Ah! Ah! Quant’è buona! Questa è buona!
LILI.                    Ho detto qualcosa da ridere?
VICTOR.            E che, non posso voler bene a mia madre?
LILI.                    Victor!
VICTOR.            Lili!
LILI.                    Victor, oggi compi nove anni. Ormai non sei quasi più un bambino.
VICTOR.            Quindi l’anno prossimo sarò un uomo? Un bell’ometto?
LILI.                    Devi essere serio.
VICTOR.            Così potrò trattarti seriamente da puttana. (Lei lo schiaffeggia. Victor, continuando) A meno che tu non voglia… (Lei lo schiaffeggia di nuovo; Victor, imperterrito) …fare con me quello che fai con gli altri.
LILI                     (lo schiaffeggia ancora). Moccioso!
VICTOR.            Vorresti sostenere che non sei andata a letto con mio padre?
LILI.                    Va’ via o ti strangolo.
VICTOR.            No, bella mia? Eh, l’ometto?
LILI.                    Ma non avete pietà alla vostra età.
VICTOR.            Tu hai tre volte la mia età, Lili.
LILI.                    Smettila, smettila ti prego!
VICTOR             (prendendo un bicchiere sul tavolo). Vedi questo bicchiere, Lili?
LILI.                    Sì e allora?
VICTOR.            È un bicchiere di cristallo di Baccarat. Ormai lo sanno tutti. Mia madre non fa che ripeterlo a ogni ricevimento. È unico nel suo genere perché appartiene a un servizio unico, e cioè, l’avrei dovuto dir subito, costa carissimo. Stammi a sentire. Compio nove anni. Finora sono stato un bambino modello. Non ho mai fatto niente di quello che m’hanno proibito. Mio padre lo ripete ogni cinque minuti: è un bambino modello che ci dà tutte le soddisfazioni e che merita ogni ricompensa, e per il quale siamo felici di fare ogni sacrificio. Mia madre dice che lei sputa sangue, ma il sangue resta in famiglia e siccome buon sangue non mente, insomma, te l’ho detto, finora sono stato irreprensibile. È vero che non metto mai la mano davanti a visiera quando devo pisciare…
LILI.                    Oh!
VICTOR.            … come mi hanno tante volte raccomandato, ma in compenso non ho mai ficcato il dito nel sedere alle bambine…
LILI.                    Sta’ zitto, mostro!
VICTOR.            … come ha fatto Lucien Paradis. Se se la sente, quando compirà nove anni, lo confesserà. Ma ci tengo a dirti oggi, 12 settembre, santa Leonzia, che non aspetterò un anno di più per diventare un uomo, il che non significa niente solo che mi sono deciso a diventare qualcosa.
LILI.                    Sentitelo.
VICTOR.            Sì qualcosa, qualcosa di nuovo, perdio!
LILI.                    Ma non hai paura che ti sentano.
VICTOR.            Il bicchiere di Baccarat sta ancora nella mia fragile mano. Qual è più fragile?
LILI.                    Victor! Non vorrai mica rompere il bicchiere?
VICTOR.            Se questo bicchiere cade e si rompe, la famiglia Paumelle di cui sono l’ultimo discendente, perderà tremila franchi.
LILI.                    Ora lo rompe.
VICTOR.            Non aver paura, non lo rompo. (Rimette a posto il bicchiere) No, non romperò il bicchiere, semmai rompo il vaso. (Dà una spinta a un gran vaso di Sèvres che sta su una mensola. Il vaso cade e si rompe) Bene, ecco un acconto di diecimila franchi sulla mia eredità.
LILI.                    Ma è impazzito! Sei pazzo, Victor! Un vaso tanto bello!
Non rispetta niente! Guarda se ha rimorsi? Nemmeno per sogno! E l’hai fatto apposta, anche!
VICTOR.            Io, e che ho fatto?
LILI.                    Non fare il cretino. (Imitandolo) Io, e che ho fatto?
VICTOR.            Dunque tu, cara Lili, hai rotto un vaso di Sèvres.
LILI.                    Che? Hai il coraggio di incolparmi di una cosa che hai fatto tu, ora, apposta, sotto i miei occhi?
VICTOR.            Sì.
LILI.                    Ma io lo dico, che sei stato tu.
VICTOR.            Non ti crederanno.
LILI.                    Non mi crederanno?
VICTOR.            No.
LILI.                    E perché?
VICTOR.            Vedrai…
LILI.                    Mi piacerebbe proprio sapere perché.
VICTOR.            Ho nove anni. Ho un padre, una madre, una cameriera. Ho una nave a benzina che parte e torna al punto di partenza dopo aver sparato due colpi di cannone. Ho uno spazzolino da denti personale col manico rosso. Quello di mio padre ha il manico blu. Quello di mia madre, il manico bianco. Ho un elmetto da pompiere con relativi accessori consistenti in una medaglia al valor civile, un cinturone verniciato e l’ascia d’abbordaggio. Ho fame. Ho un naso regolare. Non ho i paraocchi, né le mani legate, perché sono troppo piccolo. Ho un libretto di risparmio su cui zio Octave il giorno del mio battesimo ha depositato cinque franchi, col prezzo del libretto e del bollo in tutto ha speso sette franchi. A quattro anni ho avuto la varicella e senza il termometro del dottor Ribiore ci sarei rimasto. Non ho più nessuna malattia. Ho la vista buona, la testa sulle spalle, e grazie a queste doti ti ho visto compiere, senza nessun motivo, un gesto riprovevole. Saranno soddisfatti, in famiglia.

Roger Vitrac, Victor o i bambini al potere, Einaudi, Traduzione Laura Goncales

 

 

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