Notturno gotico pensoso, GIORGIO MANGANELLI, IL FANTASMA È AFFACCIATO

steinberg, masquerade

Saul Steinberg

Scena: un vecchio castello abitato da un fantasma. Questa volta Manganelli inizia il gioco con un’apertura di genere (post gotico? post horror? post kitsch?) e subito la scrittura lo fa lievitare con piccoli tocchi, così il fantasma diventa, parola dopo parola, sempre più trasparente fino a lasciar intravvedere, in una dissolvenza che non si conclude mai, le sembianze di un signore un po’ malmostoso e geloso del suo solitario pensare. Più lo guardo e più mi sembra simile (il fantasma) a un Manganelli in un ozio fertile che nessuno, neppure due colleghi fantasmi, dovrebbe disturbare.

Il fantasma è affacciato, svagatamente, alla grande, logora finestra del castello; è notte, ed egli guarda i ripidi pendii, le valli anguste, dominate dalle rovine del suo castello. Nella lunga solitudine, il fantasma si è abituato a se stesso, e non cerca né di abbandonare le rovine che abita, né di parlare con altri fantasmi. Per molto tempo, il cruccio di non incontrare altri della sua stessa razza l’ha angustiato. Egli avrebbe voluto incontrare un certo fantasma, qualcuno che aveva conosciuto – ma oramai la memoria era confusa – assai prima che egli fosse fantasma – ma c’era veramente stato un tempo in cui non era stato fantasma? Improvvisamente, nella profondità della valle, egli scorge alcunché di fioco, di simile a lui, che procede lentamente, guardingo, forse pensoso; ed ecco un altro fioco lume si viene accostando lungo un sentiero irto, lontano.
Il fantasma si chiede se, dopo secoli, due fantasmi vengano da lui appunto; si chiede perché vengano da lui, da che mossi o consigliati; infine, se vengano insieme o separati, tra loro amici o nemici. Per la prima volta dopo molti anni, il fantasma conosce l’ansia e la sofferenza. Chi mai può volere così accanitamente parlare con lui? E come, per virtù di amore e di odio, lo hanno scoperto, rinchiuso nel suo castello? Infine, perché nella medesima notte sono venuti a cercarlo? Può essere, uno di quelli, il fantasma Nemico, e l’altro, il fantasma Amico? E chi veramente egli voleva vedere? voleva spiegare l’errore che aveva generato il fantasma Nemico, o riallacciare il discorso, infinitamente impossibile a finirsi, con l’Amico? Lentamente, i due fantasmi si avvicinano. Ma non vi era, si chiede il fantasma che attende, un terzo essere, non amico non nemico, un mediatore, non ricorda più nulla, ma chi era il terzo, morì forse lacerato tra coloro che ora sono fantasmi, e forse non divenne fantasma, o forse il terzo altri non è che lui? Dunque, questa notte potrebbe ricomporsi, se egli non ha frainteso quello che può ricordare, se non ha ingannato le sue speranze, quel triplice discorso che li logorò fino a morirne? Il fantasma si chiede se sia vero quel che gli hanno detto nella sua infanzia, che un incontro come questo, che egli vagheggia, blandamente consuma i fantasmi, li spegne.

 Giorgio Manganelli, Centuria, Rizzoli

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