Il racconto dell’immagine. MARIO GIORGI, BEA

Ogni immagine contiene infinite storie possibili. Abbiamo sottoposto a Mario Giorgi questa fotografia di Cristopher Wallish, ed ecco il racconto che ne ha tratto.

by Christopher Wallish

È il 1909, l’anno in cui finalmente Guglielmo decolla.
A gennaio i passeggeri di Republic e Florida si salvano tutti.
Il suo sistema funziona e quasi ogni giorno qualcosa migliora.
A dicembre – ancora non lo sa – riceverà il Premio Nobel.
Ha trentacinque anni. Ha una giovane moglie, Beatrice, e una figlia nata da poco, Degna. Ha successo e ora anche prospettive di guadagno.
Ma non ha una casa.
Da quando ha sposato Bea, non ha fatto che trascinarla in ogni dove, quasi sempre per lavoro. Lei, cresciuta in un castello, in pochi anni ha dimorato in alberghi, in appartamenti presto abbandonati, in rifugi isolati e soprattutto in mare, sui piroscafi. Lui è sempre in mare, tra una sponda e l’altra dell’Atlantico.
Da quando è nata Degna, però, Bea lo segue meno. Si dedica alla bambina e solo ogni tanto viaggia con lui. Ora appunto Guglielmo sta rientrando dagli Stati Uniti e lei ha un grande desiderio di incontrarlo, anche perché ha scoperto di essere di nuovo incinta. Forse questa volta sarà maschio. Non resiste e gli va incontro. Arriva fino a Cork e s’imbarca su un rimorchiatore che deve raggiungere in mare il transatlantico su cui viaggia il marito.
Sale infine a bordo trepidante, e cosa trova? Un’allegra comitiva capitanata da Guglielmo e dal tenore Enrico Caruso, ben supportati da alcune attrici.
Delusione, mortificazione, e un’assurda sensazione di intempestività.
Bea si chiude in cabina. Di lì non esce finché la nave non approda a Liverpool.

Mario Giorgi

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