Come creare un best seller micidiale. CLÉMENT VAUTEL, IL LANCIO DI UN GIOVANE SCRITTORE

ghigliottina

Da tempo, le sorti di un libro, e in particolare di un romanzo, sono legate all’efficacia della sua campagna promozionale ma gli uffici stampa delle case editrici hanno sempre meno idee e sempre meno mezzi per costruire un evento trainante (il rapimento dell’autore da un elicottero in volo, la sua fuga in un un monastero buddista, ecc.). Non resta che l’imbuto televisivo nel quale i più fortunati (?) vanno tristemente a finire col  libro sotto il braccio. Ben altra fantasia circola nel racconto di Clément Vautel, un autore franco-belga morto nella prima metà degli anni Cinquanta: qui un giovane autore smanioso di successo e un editore disposto a tutto e dall’immaginazione sfavillante mettono in scena una straordinaria campagna promozionale. Anzi, più che straordinaria, irripetibile. 

Un giorno si presentò al cospetto di un grande editore il giovane Félicien Paturon con un manoscritto sotto il braccio.
«Io le porto», gli disse, «un romanzo… con un’idea»
«Non mi interessano i libri con idee.»
«No, l’idea non è nel romanzo… ma potrà servire per la pubblicità»
«Ah! Così va meglio. Mi dica.»
«Dunque, che ne penserebbe di un delitto commesso da me una quindicina di giorni prima della pubblicazione del mio romanzo intitolato “L’uomo che io ho assassinato” ?»
«In effetti non sarebbe niente male»
«In realtà io non ucciderò nessuno… Ma ho un amico che è stanco della vita e vuole levarsi di mezzo. Per farmi un piacere, egli lascerà questa vita in circostanze e condizioni tali da far credere alla giustizia che si tratti di un delitto. Io fuggirò e sarò subito sospettato e inseguito… Peripezie e vicende volta a volta comiche e drammatiche. Grandi articoli in prima pagina, il mio ritratto dappertutto. Alla fine io mi lascio arrestare… In quel momento uscirà il mio libro. Comparirò davanti alle Assise, accetterà ogni indizio e ogni prova, sarò condannato a morte. A quel punto avremo già superato le trecentomila copie vendute… E solo quando si sarà sparsa la voce della mia prossima esecuzione, lei interverrà con il documento della salvezza predisposto dal mio amico, e che io le avrò affidato. Allora, cosa ne dice? Non è una buona idea per il lancio di un libro?
L’editore, un po’ umiliato esclamò:
«E dire che non ci avevo ancora pensato! Mio caro autore, passo immediatamente il suo manoscritto alle stampe… Usciremo in un mese. Dica al suo amico di… fare la sua uscita di scena entro quindici giorni, al più tardi. Sì, credo che abbiamo tra le mani un grande successo!»
Le cose andarono più o meno secondo le previsioni dell’ingegnoso autore, anche nei minimi particolari.
Il disperato amico commise l’insano gesto dando le sue dimissioni da contemporaneo dopo aver firmato un documento che provava il suicidio cosciente e organizzato. La testimonianza scritta fu affidata da Félicien Paturon al suo editore con l’incarico di renderla pubblica al momento opportuno.
Il giovane autore, accusato da mille indizi, fuggì… La polizia si mise sulle sue tracce. Eco enorme nella stampa. Vari incidenti. Arresto. Apparzione nelle vetrine dei librai de “L’uomo che io ho assassinato”. Enorme successo…
Quando il giovane Paturon fu condannato a morte, il suo libro raggiungeva le quattrocentomila copie…
La vigilia della sua esecuzione, erano superate le cinquecentomila.
Ma l’editore si guardò bene dal tirar fuori il «documento salvatore», e quando lesse nei giornali il resoconto dell’esecuzione dello sventurato Paturon, disse semplicemente, fregandosi le mani: «Conviene trarne un magnifico caso di errore giudiziario. Niente di meglio, come pubblicità, della morte dell’autore».
E telefonò al suo tipografo di mettere in macchina altri centomila esemplari di quel grande successo editoriale.

 Clément Vautel, Il lancio di un giovane scrittore, Garzanti, Traduzione Piero Del Giudice

 

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