Decadenza dei salotti: da Casa di bambola al bambolotto razzista

buonanno

l’esibizione di Buonanno a Piazza Pulita

Spesso, nei primi anni del Novecento si poteva leggere sui biglietti d’invito alle feste: “Si prega di non discutere di Nora Helmer”. Come si sa, Nora Helmer è la protagonista di Casa di bambola, di Herik Ibsen, un capolavoro scritto nel 1879 che annuncia (o forse inaugura), il teatro moderno e che mette sul tappeto la questione femminista calandola in un dramma borghese. L’ombra di Nora aleggiava sui salotti provocando divisioni, scontri feroci di natura non tanto drammaturgica quanto morale e politica – in pratica, era un fantasma la cui sola evocazione minacciava di mandare all’aria una serata amorosamente preparata dalla brava padrona di casa.
In un secolo, la metamorfosi dei salotti è stata radicale, visto che sono diventati quasi esclusivamente televisivi e non è più possibile filtrare gli ospiti (altro che biglietti d’invito con raccomandazione in calce): ti allontani un attimo dal televisore e quando torni ti ritrovi in casa un ceffo qualsiasi, che si muove a scatti come un vecchio giocattolo caricato a molla, palesemente in preda a delle sostanze non si sa da quale natura, forse endogene, e che spara frasi sconnesse fra le quali si riesce a coglierne una più decifrabile: “I rom sono la feccia della società!”. Applauso dell’uditorio in studio. Il padrone di casa si dissocia dall’applauso, profondamente amareggiato – che è un po’ come dispiacersi quando l’amico ubriaco perso che hai portato con te a una festa vomita sul tappeto. Sì, perché l’onorevole Buonanno era già ubriaco prima di andare in trasmissione; così com’è ubriaco quando interviene al Parlamento Europeo in tuta mimetica e come lo è al mattino quando si sveglia; purtroppo, a quanto si può sapere, è un ubriaco anomalo che non conosce il momento down che hanno tutti gli ubriachi perbene: nessun mal di testa, nessun attimo di scoramento (che potrebbe essere l’anticamera del dubbio) lo colgono; c’è sempre quella maledetta molla che non si esaurisce mai, contrariamente a quanto capitava alle scimmiette e ai mostriciattoli meccanici di poco prezzo che si vendevano cinquant’anni fa sulle bancarelle.
Allora, un secolo dopo Nora Helmer, qualcuno è tentato di scrivere “Non invitate più Buonanno in televisione”. Facebook sembra che lo abbia già inibito ma il dibattito (sempre il solito) è aperto: è meglio oscurare l’onorevole a molla o mostrarlo in tutto il suo modesto e inesauribile orrore? Mi sembra un quesito ozioso in quanto non risolvibile: i salotti televisivi hanno bisogno di mostri, e se in nome dell’audience bisogna sacrificare qualche tappeto, pazienza.

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Un pensiero riguardo “Decadenza dei salotti: da Casa di bambola al bambolotto razzista

  1. Eh già, è dura la vita di chi ha il cuore batte a sinistra… uno si allena per tutta una vita all’arte della tolleranza e poi arriva un cretino, un drogato, un ubriaco qualunque e ti piscia sul tappeto persiano del salotto di casa mettendo in discussione il tuo fisico bestiale e la tenuta dei principi morali,. E come quando mentre guidi a 200 all’ora in tangenziale e all’improvviso un gatto nero attraversa la strada, che fare? I casi sono due anzi tre: andare avanti senza cambiare andatura, frenare bruscamente rischiando il peggio o chiudere gli occhi giusto giusto il tempo per una parolaccia sottovoce, cazzo! E già, Buonanno non è gatto e nemmeno un nome ma un augurio andato male. Intanto, bisogna che qualcuno porti il tappeto persiano in lavanderia e controllare che fine abbia fatto il povero gatto nero!

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