Luca Ronconi, il teatro irriducibile

ronconi angelicaNella comunicazione mediatica, la ritualità che accompagna l’uscita di scena dei grandi personaggi opera con un coltello dalla lama piuttosto grossolana e frettolosa. Si sa: i tempi televisivi sono ristretti… la grande platea mediatica non sopporta i distinguo… un telegiornale non è la sede per un discorso critico… ci sono le sedi opportune per i necessari approfondimenti… Infatti ieri sera Rai 5 ha dedicato la programmazione all’opera di Luca Ronconi trasmettendo la versione de L’Orlando furioso che il regista aveva allestito per la tv nel 1975. Visto il carattere culturale del canale, credo che si sarebbe dovuto far precedere la trasmissione da un lungo e articolato dibattito (magari anche un po’ pedante, visto che Rai 5 è un canale di nicchia) sulla intraducibilità di quest’opera che nel 1969 aveva segnato uno spartiacque nella ricerca dello stesso Ronconi e nella storia del teatro italiano. La rilettura di Ronconi e Sanguineti, aveva sottratto il poema ariostesco alla dimensione claustrofobica del teatro restituendolo agli spazi aperti e a quell’aria che circola incessantemente nell’opera originaria; le azioni sceniche avvenivano simultaneamente e di conseguenza si operava una rottura del concetto di platea mettendo il pubblico nella necessità di scegliere quale sequenza seguire; le macchine sceniche, che tanta importanza avrebbero avuto nella drammaturgia ronconiana, si stagliavano nella piazza modificandone per una sera la morfologia. Tutto questo non poteva essere rinchiuso nella scatoletta televisiva; era evidente fin dalle premesse che quella riscrittura non poteva restituire la forza e l’evidenza di uno spettacolo memorabile, ma questo andava ricordato, come prologo critico e magari anche scomodo prima della trasmissione.
Ricordo una breve intervista radiofonica di Ronconi che risale, direi, a una ventina d’anni fa; una giovane intervistatrice gli poneva una domanda che a quei tempi era quasi di rigore: “Che cosa pensa del rapporto fra teatro e televisione? Pensa che la tv possa essere utile al teatro?” Alla quale Ronconi rispondeva, con un certo understatement: “Non saprei… c’è già tanta televisione nel nostro teatro…”

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