La mamma di Picasso. GERTRUDE STEIN, AUTOBIOGRAFIA DI ALICE TOKLAS

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“Gli ebrei hanno prodotto solo tre geni creativi: Cristo, Spinoza e me” ripeteva Gertrude Stein con l’orgoglio che l’ha sempre contraddistinta. E uno ha pure il diritto di sapersi genio quando nel suo salotto parigino circolano personaggi come Hemingway e Matisse, e quando può vantarsi di aver scoperto nientemeno che Picasso: “creato”, diceva lei che l’aveva seguito passo passo quando ancora il cubismo era tutto da inventare e qualcuno le rimproverava di comprare delle croste. Questa “nonna della letteratura americana”, come la definì Picasso con ironia cattivella, che viveva a Parigi ma leggeva, scriveva e mangiava orgogliosamente americano, non ebbe subito il successo che sentiva di meritare: nei momenti di dubbio proprio Picasso le serviva allora da garanzia di valore perché l’equazione è semplice, solo un genio può scoprire un altro genio.Tra i due fu intensità continua, un pezzo di pane rubacchiato a tavola bastava a scatenare una piccola guerra, un po’ troppa attenzione per qualche giovane artista ed ecco che il pittore scatenava le sue gelosie dandole del maiale grasso.
Fu però anche stima e affetto sincero, come dimostra questo aneddoto raccontato dalla stessa Gertrude Stein attraverso lo sguardo di Alice Toklas, la sua compagna, e tradotto poi da Cesare Pavese.
Roberta Sapino

Era di nuovo l’estate e stavolta ci recammo sulla Costa Azzurra ad Antibes per raggiungere i Picasso. Fu qui che vidi per la prima volta la madre di Picasso. Picasso le assomiglia straordinariamente. Gertrude Stein e Madame Picasso trovarono qualche difficoltà a discorrere, non avendo una lingua comune, ma parlarono abbastanza per divertirsi tutte e due. Parlarono di Picasso al tempo che Gertrude Stein aveva fatta la sua conoscenza. – Era d’una bellezza notevole allora, – diceva Gertrude Stein, – luminoso come se portasse l’aureola. – Oh, – disse Madame Picasso, – se vi pareva bello allora, vi assicuro che non era nulla rispetto alla bellezza di quand’era un ragazzo. Allora era bello come un angelo e come un demonio, nessuno poteva saziarsi di guardarlo. – E adesso? – chiese Picasso un po’ seccato. – Oh adesso, – risposero tutte e due, – adesso non ne resta più molta di bellezza. – Però, – aggiunse la madre, – sei un tesoro e un ottimo figlio – . Cosicché dovette contentarsi.
Fu in quell’epoca che Jean Cocteau, che si picca di avere in eterno trent’anni, stava scrivendo una piccola biografia di Picasso, e gli spedì un telegramma chiedendogli la data della sua nascita. – E la tua? – telegrafò Picasso di rimando.

 Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas, Einaudi, Traduzione Cesare Pavese

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