Una mamma, un cavallo e una pistola. CALAMITY JANE, Lettera alla figlia

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Forse qualche lettore maturo di questo blog si ricorderà di Calamity Jane per averla incontrata negli albi di Pecos Bill, pubblicati per qualche anno in Italia dal 1949. La versione fumettistica proponeva una pistolera bionda, coi  boccoli e sempre pronta a tirar fuori la pistola sparando prima e meglio degli uomini; una sorta di protofemminista del West che coniugava avventura e fascino, impeto e charme cavalcando impavida per le praterie con i biondi capelli svolazzanti sotto il cappellone. Ma Calamity Jane esistette davvero. Si chiamava Marta Jane Canary-Burke (1852 – 1903) e la sua forma umana era molto diversa da quella di Doris Day, che la interpretò, nel 1953, in “Non sparare, baciami”. Meno avvenente ma certo più interessante; galoppava e sparava anch’essa e in più beveva come uno scaricatore di porto (del quale aveva anche il fisico), probabilmente ruttava come i suoi compagni di saloon, giocava d’azzardo e al caso faceva a botte cavandosela piuttosto bene. Visse l’epopea del selvaggio West facendo la conduttrice di carovane, la cercatrice d’oro e probabilmente la prostituta. Finì la sua carriera nel esibendosi nel circo di Buffalo Bill.
Fra un’avventura e l’altra, mise al mondo una figlia d’incerta paternità; lei pretendeva che fosse di Wild Bill, l’eroe della sfida all’Ok Corral; lui, il presunto padre, pare non la potesse vedere ma su queste faccende non si può mai mettere la mano sul fuoco, le notti accanto ai falò sono lunghe e tormentose.
Essendo la mamma troppo impegnata, la figlia non ebbe mai modo di conoscerla; il rapporto madre/figlia visse dunque in un epistolario a sola andata dal quale si ricava anche la vita di una madre affettuosa, che non può mettere d’accordo il suo desiderio e il suo destino.

Cara Janey,
tempo fa andai con la diligenza dai Cheyenne e fu piuttosto eccitante. Conduceva la diligenza Luke, e abbiamo fatto una bella chiacchierata. Prima di andarcene abbiamo fatto una gara di tiro. Li ho sconfitti tutti e mi sono montata la testa. Tuo padre mi sfidò a guidare la diligenza in quel viaggio. Io lo feci e mi sono trovata proprio in un bel guaio, Janey. I fuorilegge erano dietro di me, si faceva buio e sapevo che bisognava fare qualcosa, così saltai giù dal posto di guida sul cavallo più vicino, poi sul mio cavallo da sella che era legato accanto, e nel buio mi avvicinai ai fuorilegge. Tuo padre era dietro e nell’oscurità non potevo rendermi conto, ma dopo che ebbero fermato la diligenza e non ebbero trovato passeggeri ma solo mucchi di povere d’oro, allentarono la guardia. Tuo padre e io abbiamo preso tutto il branco. Ce n’erano otto e naturalmente abbiamo dovuto sparargli altrimenti non si sarebbero arresi. Spero che tu un giorno venga quaggiù, così saprai quante ne ho passate. Ancora due anni e poi verrò a trovarti, cara. Poi tu forse penserai a me qualche volta, non come a tua madre ma come a una donna sola che una volta amò e perse una bambina come te. Ti prenderò in grembo e ti racconterò tutto di quella bambina. Naturalmente non saprai di essere tu. 
Da quando papà Jim mi ha dato i libri di scuola e il dizionario da portarmi a casa ho cercato di istruirmi così posso sillabare e leggere e scrivere. Aver rinunciato a te mi ha quasi ucciso, Janey. La tua gente ti ha chiamata Jane per me. Ecco perché io ti chiamo Janey. Prendo un libro per volta e cerco nel dizionario ogni parola di cui non conosco il significato. Ho fatto solo la terza a scuola, e anche se ho quei libri per studiare non è impresa da poco.
Voglio essere in grado di comportarmi come una bianca quando verrò a trovarti. Tutti pensano che io non possa leggere e scrivere nemmeno il mio nome, lascio che pensino così, trovo che è meglio. Tuo nonno e tua nonna furono istruiti anche se io no e non fu colpa loro se mancai la prima occasione che ebbi. Vedi, tuo nonno era un predicatore. Pensava di poter combattere l’intera Nazione indiana con una Bibbia. Io non ho paura di affrontarli finché ho due pistole alla cintura, ma com’è vero il diavolo, non lo vorrei proprio fare con una Bibbia sotto il braccio. Capirai tutto questo un giorno. Buona notte, Janey.

Calamity Jane, Lettere alla figlia, Feltrinelli
Traduzione Gabriella Agrati e Katia Bagnoli. 

 

 

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4 pensieri riguardo “Una mamma, un cavallo e una pistola. CALAMITY JANE, Lettera alla figlia

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