La pentola, la routine, la fantasia

pentolaQuesto blog ha una sua piccola programmazione: di massima, intendiamoci, e duttile, pronta a lasciare spazio a nuovi articoli che i fatti o il caso possano suggerire. Era previsto, per oggi, il racconto La gallina, di Clarice Lispector, che è appena comparso; prima di pubblicarlo c’è stata una leggera perplessità che vorrei condividere con i lettori: si poteva tornare, dopo i fatti di questi giorni, a una scrittura così compiuta e conclusa come questa della Lispector? Una piccola storia familiare così circoscritta a quattro pareti domestiche che il tempo ingrigisce e sbiadisce insieme ai deboli segnali di vitalità che di tanto in tanto affiorano? Siamo appena usciti (forse) da una tragedia che ha calamitato l’attenzione mondiale, e riaprire il sipario sul piccolo orrore impalpabile di una storia domestica mi è sembrato uno stacco forte, crudele ma ricco di risonanze: lo slancio umanitario, infantile, della bimba che vuole salvare la gallina si consuma nel nulla e la pentola appare come l’unico finale possibile, visto che nessuno dei personaggi che abitano la piccola tragedia (non la salvatrice, né la stupida beneficata, né gli inerti genitori) ha la fantasia per sottrarsi alla micidiale inerzia della routine.

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