JE SUIS CHARLIE. Susanna Trippa. Niente steccati ma il vento è forte

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Lo scrittore Muin Masri se la cava troppo facilmente. Comoda la vita…
Non sono per gli schieramenti e gli steccati, parlo di una rivoluzione interiore per cambiare davvero le cose perché ci credo. Però, pur continuando a non erigere steccati, per come la penso io, ora un vento forte – come dice bene Alberto Gozzi – viene a svegliarci e a chiamarci ad esporci. Tutti.
E agli islamici chiedo una cosa sola: prendete posizione! Rivelateci da che parte state.
E chiedo anche agli Imam di dichiarare se, nelle loro scuole coraniche e nelle moschee, continueranno a dire che le offese contro la religione sono da punire con la morte. E qui comunque si apre un capitolo: per loro ci sono altre offese da punire con la morte quali adulterio, omosessualità etc.
Per ora dichiarazioni forti, reali, in tale direzione, non le ho sentite.
Solo per questo motivo, anch’io dichiaro “Sono Charlie”, non perché mi piaccia in realtà la satira che diventa offesa. Ugualmente però ora dichiaro: “Sono Charlie”.

 

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One thought on “JE SUIS CHARLIE. Susanna Trippa. Niente steccati ma il vento è forte

  1. UN VENTO FORTE AGITA LE ACQUE
    Quando si alza il vento, le acque delle emozioni – come dicono gli alchimisti – vanno governate, altrimenti la nostra barchetta affonda. Gli alchimisti aggiungono che, proprio per insegnarci questo, Gesù ci mostrò come camminare sulle acque.
    Allora, oltre a dichiarare tutti “Je suis Charlie”, credo occorra anche governare le acque delle nostre emozioni e accrescere la nostra forza.
    Come? Erigendo steccati? facendo guerra agli islamici?
    No. Niente di tutto questo. Saremo più forti se tutti noi occidentali cresceremo spiritualmente. E spiritualità non è necessariamente sinonimo di religione (da ‘religere’ legare insieme).
    Occidente, ritrova il filo della tua anima! e tutto andrà meglio!
    Credo nessuno possa negare l’aridità, talvolta il vuoto, della società in cui viviamo fatta di oggetti e immagini patinate. Tutto questo non è la nostra vera essenza.
    Siamo sempre più svuotati e inerti. E il vuoto, lo sappiamo, prima o poi viene riempito da qualcosa, buono o cattivo che sia.
    Non basta difendere la libertà di stampa, o la libertà in generale. Libertà è una parola vuota se spazia su una landa disertata da valori reali. Liberi di far che? di sguazzare solo ai livelli più bassi della materia?
    Occorre proprio che noi occidentali diamo più spazio a questi valori, invece di essere dominati dall’ombra di una politica schiava dell’economia.
    A questo proposito, di seguito, un breve stralcio dal mio romanzo ‘Come cambia lo sguardo’:
    “Adesso, quando vedo alla TV tante ragazzine in mutande accanto a quegli omacci in giacca e cravatta, mi chiedo, non senza tristezza, dove siano poi finite le femministe. Poche… pochi… ad accorgersi del loro sorriso, che è come la smorfia di un clown. E dire che dovremmo poi sentirci responsabili dei giovani – quindi anche di quelle là sullo schermo – come fossero tutti nostri figli.
    Chador e burqa da un lato, e dall’altro mutande esibite, sono due facce opposte della stessa medaglia? indicano una schiavitù simile?
    Una forzata adesione a modelli imposti dall’alto? Una libertà zoppiccante infine?”

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