ROBINSON CRUSOE, IL BEST SELLER. Primo giorno di lavorazione. IL MARE, ANZITUTTO.

 

imageIl mare è questo, non caraibico e nemmeno esotico: un mare serio, sulla cui spiaggia si può trovare anche qualche lattina – faremo il possibile per evitarle ma qualcuna ci potrà scappare e non sarà il caso di farne una tragedia. Diciamo che è un mare aperto, non parruccone né disneyano. Nello spettacolo che stiamo allestendo, questo video in cui siamo immersi in questi giorni  le sue onde imperturbabibli e con esse dovranno vedersela gli attori. irromperanno sulla scena. Sarà un confronto interessante.

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Questo è Robinson Crusoe, ovvero Paolo Brunati, un artista prelevato dal suo studio e messo in azione sul set. E’ vestito da marinaio, come si può vedere dall’abbigliamento, ma sono capaci tutti di mettersi una cerata gialla, un berretto di lana in testa, e dire: Io sono un marinaio. Brunati è marinaio anzitutto dentro, per di più specializzato in naufragi.

imageL’inquadratura non ha apparentemente bisogno di spiegazioni: Robincon legge la Bibbia, un bel Bibbione cinematografico. Sull’importanza della Bibbia nel Robinson non ci dilunghiamo: chi ha letto il romanzo (non moltissimi) lo sa: agli altri lo riveleremo in seguito.

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Questi primi appunti visivi di lavorazione devono avere una componente backstage, quindi abbiamo aggunto questa immagine, che non è truccata ma che registra un fatterello realmente avvenuto: un gatto, approfittando di un momento contemplativo di Robinson, è andato a strisciarglisi contro i pantaloni invitandolo alle tenerezze. La telecamera (qui governata da Francesco Ghisi) fa backstage e il gatto fa sempre audience, almeno su fb. Dovrebbe funzionare anche in un blog.

 

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2 pensieri riguardo “ROBINSON CRUSOE, IL BEST SELLER. Primo giorno di lavorazione. IL MARE, ANZITUTTO.

  1. L’invidia è una brutta cosa, l’amicizia pure

    Caro amico mio tu hai il dono di rendere bella ogni cosa, che invidia. Io sono il contrario, autodistruttivo per natura. Tu prendi un testo qualunque, un attore sconosciuto a noialtri, e lo fai diventare la Bibbia, il nuovo Jesus Superstar. Io sono il contrario, un fallito senza speranza, prendo un profeta, un libro sacro a caso, e lo faccio diventare una promessa mancata in men che non si dica.
    Caro amico mio tu hai il dono dell’eleganza contagiosa tipica dei sessantottini, inquadri la vita, prendi una spiaggia fredda, sporca e diserta, e lo fai diventare ottimo rifugio per gatti randagi, paradiso per naufraghi senza storia. Che magia, che rabbia, io sono il contrario, ogni cosa che tocco ed subito brutta.
    Caro amico mio tu hai solo un difetto, non stai mai fermo immobile, e io mi trovo costretto a correrti dietro come un criceto. Che fatica, è difficile prendere la giostra in movimento, si rischia di rompere il collo o fare brutta figura con il proprio talento.
    Amico mio e con tutto il bene che ti voglio, a capolavoro terminato e quando sarà l’ora, se non vengo a vedere il tuo bellissimo Robinson detto Brunati, sappi che mi sono infortunato come diceva un vecchio adagio: Chi di invidia vive di rabbia muore.

    Amico/i, buone feste e tante buone cose anzi merda, merda, merda!
    m.

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    1. Mio caro e limpido amico. Punto, perché devo soffermarmi sull’aggettivo “limpido”. L’invidia è come le pulsioni sessuali, hai voglia a reprimerle! Ci sono, ci avvolgono e ci appartengono come gli anelli appartengono a Saturno. Molti Sarurnoidi farisei sostengono e pretendono di essere delle sfere nude e crude come palle da biliardo ma sono patetici. Siamo tutti un impasto di argilla e d’invidia ma a differenza di molti tu “limpidamente” la dichiari e con eccessiva intransigenza (questo è il guaio: eccessiva) condanni in te ciò che è di tutti. L’invidia è una pulsione sempre irrazionale e molto spesso irragionevole; spesso si invidiano persone che la nostra ragione dovrebbe indurci a detestare. Ma questo è l’osceno (l’assurdo) della giostra: te ne prego, salta subito giù da quello stupido cavalluccio di cartapesta che gira insensatamente su se stesso; uno che, come te, è capace di un autoritratto così crudele commette un solo peccato: l’eccessiva severità verso se stesso. Io ti assolvo a scatola chiusa dalla presunta invidia, a priori, senza sapere nulla di te e incondizionatamente. Purtroppo non ho nessun potere, né credo l’abbia nessuna altra autorità. Solo tu hai la facoltà di assolverti: basta un clic delle dita, e un attimo dopo, come Pinocchio trasformato in bambino, guarderai il te stesso che hai appena lasciato: vedrai il suo corpo rigido sulla sedia e dirai: “Com’ero sciocco quando ero invidioso!”. Ti aspettiamo a braccia aperte e con la bottiglia stappata per il dopo teatro. Un abbraccio. A.

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