L’arte di cucinare la ricetta, PELLEGRINO ARTUSI.


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Per rifarsi la bocca dopo le trasmissioni televisive di cucina, sempre più debordanti, mi sembra rigenerante fare ricorso al nostro maggior classico, Pellegrino Artusi, il precursore, se non addirittura il fondatore della cucina nazionale italiana. Sull’argomento scrisse Manganelli: “Questa impresa non gli sarebbe mai riuscita, se non lo avesse assistito la grazia del linguaggio; a Firenze s’era intoscanito, e aveva preso qualche vezzo locale, insistito, da immigrato; ma aveva imparato anche un certo modo di rivolgersi al lettore; infatti, non compilò ricette imperative: ma le raccontò.”
Ecco, mi sembra che questo sia il contravveleno artusiano: il racconto. L’augurio è che faccia dimenticare per qualche minuto lo stridio dei conduttori televisivi che accanto ai cuochi spadellanti strillano la loro emozione (anche loro: avete notato che questo è l’unico strumento critico usato in televisione) di fronte sformato o a un soufflé. Ecco un piccolo assaggio letterario di quella grazia del linguaggio che ricordava opportunamente Manganelli.

A proposito dei cappelletti vi racconterò un fatterello, se vogliamo di poca importanza, ma che può dare argomento a riflettere.
Avete dunque a sapere che di lambiccarsi il cervello sui libri, i signori di Romagna non ne vogliono sapere buccicata, forse perché fino dall’infanzia si avvezzano a vedere i genitori a tutt’altro intenti che a sfogliar libri e fors’anche perché, essendo paese ove si può far vita gaudente con poco, non si crede necessaria tanta istruzione; quindi il novanta per centro, a dir poco, dei giovanetti, quando hanno fatto le ginnasiali, si buttano sull’imbraca, e avete un bel tirare per la cavezza che non si muovono. Fino a questo punto arrivarono col figlio Carlino, marito e moglie, in un villaggio della bassa Romagna; ma il padre che la pretendeva a progressista, avrebbe pur desiderato di farne un avvocato, e, chi sa, fors’anche un deputato, perché da quello a questo è breve il passo. Dopo molti discorsi, consigli e contrasti in famiglia fu deciso il gran distacco per mandar Carlino a proseguire gli studi in una grande città, e siccome era Ferrara la più vicina per questo fu preferita. Il padre ve lo condusse, ma col cuore gonfio di duolo avendolo dovuto strappare dal seno della tenera mamma che lo bagnava di pianto.
Non era anco scorsa intera la settimana quando i genitori si erano messi a tavola sopra una minestra di cappelletti, e dopo un lungo silenzio e qualche sospiro la buona madre proruppe:
— Oh, se ci fosse stato il nostro Carlino sui i cappelletti piacevano tanto!
Erano appena proferite queste parole che si sente picchiare all’uscio di strada, e dopo un momento, ecco Carlino slanciarsi tutto festevole in mezzo alla sala.
— Oh! cavallo di ritorno, — esclama il babbo, — cos’è stato?
— È stato, — risponde Carlino, — che il marcire sui libri non è affare per me e che mi farò tagliare a pezzi piuttosto che ritornare in quella galera. —
La buona mamma gongolante di gioia corse ad abbracciare il figliuolo e rivolta al marito: — Lascialo fare, — disse, — meglio un asino vivo che un dottore morto: avrà abbastanza di che occuparsi coi suoi interessi. —
Infatti, d’allora in poi gli interessi di Carlino furono un fucile e un cane da caccia, un focoso cavallo attaccato a un bel baroccino e continui assalti alle giovani contadine.

Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, Einaudi

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2 pensieri riguardo “L’arte di cucinare la ricetta, PELLEGRINO ARTUSI.

    1. Aspettiamo di vedere il programma. L’intervista con la ragazza Corvaglia mi ha fatto tenerezza, ma devo dire che lei me la ispira sempre: mi sembra una brava figliola (molto carina, s’intende) che, pur non essendo portata, cerca lavoro nel mondo dello spettacolo; lo testimoniano le sue occhiate furtive al gobbo, posto in basso a filo dell’inquadratura. Questa sua sostanziale estraneità all’esibizione televisiva fa scattare la simpatia e una certa solidarietà. Non è molto ma rispetto a certe sue colleghe sciamannate che provocano aggressività (parlo per me, naturalmente) è già un piccolo risultato.

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