Medicina per un rifiuto crudele. I grandi bocciati

i respinti

 Chi non ha mai stampato venti copie del suo romanzo per spedirle ad altrettanti editori? Qualcuno ci sarà, ma se fate un’indagine fra amici e conoscenti ne scoprirete un certo numero e forse vi ricorderete improvvisamente che fra i tanti ci siete anche voi. (Molto tempo fa, si capisce, quando eravate giovani inconsapevoli e  ancora non conoscevate la crudeltà del mercato editoriale). Poi, l’editoria digitale ha “allargato la base democratica” (si dice così, vero?) e ogni autore ha potuto autopubblicarsi. Ma quel rifiuto (“La sua opera, pur non priva d’interesse, non rientra nei nostri piani editoriali”) brucia ancora, come lo schiaffo che l’adulto somministra al bimbo innocente, colpevole di aver manifestato il suo istinto artistico istoriando il divano di velluto con l’inchiostro di china. Periodicamente, per lenire quel bruciore non sopito, si pubblicano articoli che raccontano come tanti grandi scrittori agli esordi siano stati bocciati dagli editori. Sul momento il farmaco funziona ma contiene il veleno del paralogismo: “I manoscritti dei grandi scrittori sono stati bocciati/io sono stato bocciato/ io sono un grande scrittore”. Per chi avesse bisogno di ricorrere a questa non innocua medicina, un interessante articolo su “Il Post”:

LE LETTERE DI RIFIUTO A 11 GRANDI SCRITTORI

Schermata 2014-12-03 alle 13.16.32

http://www.ilpost.it/2014/06/11/lettere-rifiuto-grandi-scrittori/

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