Humour noir. LEONORA CARRINGTON, LA IENA

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 C’erano anche le donne, naturalmente, nei gruppi di artisti delle avanguardie novecentesche. Le ritroviamo in qualche antologia o più spesso nelle foto di gruppo. Sono quelle che stanno ai lati di tutti quei signori baffuti e barbuti oppure collocate nel bel mezzo del gruppo come centri tavola: decorativi ma dei quali si potrebbe anche fare a meno. Leonora Carrington era di altra tempra, non fu né vestale né vivandiera ma donna d’azione. Nel 1937, l’anno in cui aderì al Surrealismo, s’impegno in un gruppo clandestino antifascista. Nel 1939, la fuga in Spagna, poi vennero la depressione e i ricoveri negli ospedali psichiatrici… Morì molto anziana, nonostante tutto, a novantasette anni, nel 2011.

La iena

Quand’ero debuttante andavo spesso al giardino zoologico. Ci andavo così spesso che conoscevo meglio gli animali che le ragazze della mia età. Era anche per sfuggire il mondo che ogni giorno mi recavo allo zoo. La bestia che ho conosciuto meglio era una giovane iena. Anche lei mi conosceva; era molto intelligente; le insegnai il francese, in cambio lei mi insegnò il suo linguaggio. Passammo così molte ore piacevoli.
Il primo giorno di maggio, mia madre organizzava una festa da ballo in mio onore; soffersi per notti intere: ho sempre detestato le feste da ballo, soprattutto quelle in mio onore.
La mattina del primo maggio 1934, molto di buon’ora, andai a trovare la iena. «Che scocciatura», le dissi, «questa sera devo andare al mio ballo». «Beata te», mi rispose, «io ci andrei ben volentieri. Non so ballare, ma se non altro posso far conversazione».
«Ci sarà tanta roba da mangiare», dissi. «Ho visto arrivare a casa dei camion interi pieni di vivande».
«E ti lamenti» rispose la iena con aria disgustata. «Io, mangio una volta al giorno, e sapessi che porcherie mi rifilano!».
Mi venne un’idea audace; dissi, quasi ridendo: «Basterebbe che andassi tu al mio posto».
«Non ci assomigliamo abbastanza» disse la iena un po’ triste. «Se no, ci andrei sul serio». Dissi: «Senti, con le luci della sera non ci si vede tanto bene; se ti mascheri un po’, nella ressa nessuno se ne accorgerà. E poi abbiamo pressappoco le stesse misure. Su, ti prego, sei la mia sola amica». Ci stava pensando; io sapevo che aveva voglia di accettare. «D’accordo» disse all’improvviso.
Era molto presto, e non c’erano molti custodi. Apro in fretta la gabbia e in un attimo siamo in strada. Presi un taxi; a casa erano ancora tutti a letto. Quando fummo nella mia camera, tirai fuori il vestito che avrei dovuto indossare la sera. Era un po’ lungo e la iena camminava a stento sui tacchi alti delle mie scarpe. Trovai dei guanti per nasconderle le mani, troppo pelose per rassomigliare alle mie. Quando il sole entrò nella stanza, fece diverse volte il giro della camera camminando più o meno dritta. Eravamo talmente occupate che mia madre, entrando per darmi il buongiorno, per poco non aprì la porta prima che la iena si fosse nascosta sotto il mio letto. «C’è cattivo odore in camera tua» disse mia madre spalancando la finestra, «prima di stasera devi farti un bagno profumato con i miei nuovi sali». «Va bene» risposi. Non si fermò a lungo, credo che l’odore fosse troppo forte per lei.
«Non far tardi per la colazione» disse mia madre uscendo dalla camera.
La difficoltà maggiore consisteva nel trovare il modo di mascherarle la faccia. Cercammo per ore; lei respinse tutte le mie proposte. Alla fine mi disse: «Credo di aver trovato la soluzione. In casa avete una cameriera?».
«Sì» risposi perplessa.
«Allora è semplice. Tu la chiami e appena entra ci buttiamo su di lei e le strappiamo la faccia; stasera me la metto io al posto della mia».
«Non è tanto pratico» dissi; «quando non avrà più faccia probabilmente morirà; poi trovano di sicuro il cadavere e noi finiamo in prigione
«Ho abbastanza fame per mangiarla» replicò la iena.
«E le ossa?»
«Anche quelle» disse. «Allora, d’accordo?”
«Solo se mi prometti di ucciderla prima di strapparle la faccia; se no, le farebbe troppo male».
«Va bene, per me è lo stesso».
Mi sentivo un po’ nervosa quando chiamai Maria, la cameriera. Non l’avrei fato se non detestassi talmente i balli. Quando Maria entrò, mi voltai verso il muro per non vedere. È vero che l’operazione fu rapida. Un breve grido e basta. Mentre la iena mangiava io guardavo dalla finestra. Dopo qualche minuto, disse: «Non ce la faccio più a mangiare; sono avanzati i due piedi, ma se mi dai un sacchetto, li mangerò più tardi, in giornata».
«Guarda nell’armadio, ce ne deve essere uno, ricamato con dei fiori di giglio. Togli i fazzoletti che ci sono dentro e prendilo». Fece come le avevo detto. Poi: «Adesso puoi girarti, guarda come sono bella!». Davanti allo specchio, la iena si ammirava con la faccia di Maria. Ne aveva accuratamente mangiato i contorni, in modo che restasse proprio quel che occorreva. «Certo, hai fatto un bel lavoro» dissi. Verso sera, quando la iena fu tutta vestita, mi annunciò: «Mi sento in gran forma. Ho l’impressione che avrò un gran successo, stasera».
Quando si cominciò a sentire la musica, dal piano di sotto, lasciammo passare qualche tempo, poi le dissi: «Adesso vai e ricordati di non metterti vicino a mia madre: si accorgerebbe di sicuro che non sono io. Degli altri non conosco nessuno. Buona fortuna». La abbracciai salutandola, ma puzzava veramente tanto. Era scesa la notte. Stanca per le emozioni della giornata, presi un libro e mi misi tranquilla vicino alla finestra aperta. Mi ricordo che leggevo Gulliver’s Travels , di Jonathan Swift. Era passata forse un’ora, quando si annunciò il primo segno di sventura. Un pipistrello entrò squittendo dalla finestra. Io ho una paura matta dei pipistrelli. Battendo i denti mi rifugiai dietro una seggiola. Mi ero appena inginocchiata quando i battiti delle ali furono soffocati da un gran rumore dietro la porta. Pallida di furore, entrò mia madre: «Ci eravamo appena messi a tavola» disse, «quando la cosa che era al tuo posto si alza e urla: ‘Puzzo un po’, eh? Già, io non mangio mica i pasticcini’. Detto questo, si è strappata la faccia e l’ha mangiata. Poi con un gran salto, è scappata dalla finestra.

Leonora CarringtonLa iena
“Antologia dell’humour noir”, Einaudi, Traduzione di Ippolito Simonis e Mariella Rossetti

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