HAYDN IN DARK. ALIDA ALTEMBURG, Halloween 2014 – Lestat’s Sonata. 1’29”. VIDEO

dark

https://www.youtube.com/watch?v=h70fCfIakQ4

All’inizio fu Fantasia, di Walt Disney. Dagli anni ’40 e per non so quanti decenni, le famiglie assolvevano al compito di educare musicalmente i figlioletti portandoli a vedere gli otto segmenti animati, tratti da altrettanti capolavori della musica “classica”, che componevano il film. Finalmente il “mago dell’animazione” svelava il mistero del linguaggio musicale! Con qualche fraintendimento inevitabile, si capisce, perché i bambini finivano per pensare che Beethoven avesse composto la 6ª sinfonia soltanto per far ballare sullo schermi centauri, fauni e altre figure mitologiche,  e che Dukas avesse scritto “L’apprendista stregone” per consentire al giovane Topolino di combinare disastri nella bottega dello stregone Yen Sid. Tutto bene? Fino a un certo punto, perché quando gli stessi bambini, da grandi, si sarebbero trovati di fronte, poniamo, a una pièce per viola da gamba di Marin Marais nuda e cruda nonché priva dei cartoon di Walt Disney, sarebbero caduti in preda a uno sgomento ermeneutico che li avrebbe allontanati per sempre dalle sale da concerto.
Stacco, veniamo ai nostri giorni e cambiamo musica, con Alida Altemburg che non intende affatto “spiegarla” ma modellarla su di sé, indossarla, giocarci liberamente. Nella sua riscrittura video-musicale, Alida si mette in scena come esecutrice e come attrice esibendo un narcisismo fanciullesco che passa per i travestimenti (la pianista, la ragazza livida che cammina per i cimiteri, la sfinge…) tenendosi sempre sottobraccio un’amica invisibile, l’ironia. Esplorando il suo canale Youtube, non ho potuto fare a meno di fermarmi sul secondo movimento della sonata n°59 di Haydn. Nella sua brevità, il video firmato da Alberto Collini riesce a infilare una notevole galleria di tòpoi gotici: la tenda che svolazza sinistramente alle spalle della pianista, le maschere di pietra sgomente, l’angelo del dolore… più un finale che sigilla il racconto e che non rivelerò. Tutto questo, sulle note di un Haydn pre-romantico che sembra inscalfibile. Ma questo è il gioco: le immagini dark e il pathos della musica, anziché scorrere su due binari paralleli creano un ibrido che si carica di suspense prima di sciogliersi nella piccola, divertente catarsi con la quale la costruzione ingegnosa si smonta.

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