La zanzara che provò a essere iena, tragicomica favoletta mediatica

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Nel corso di una puntata de “Le iene”, Enrico Lucci esercita le sue morbide efferatezze sulla signora Lella Bertinotti chiedendole il titolo del libro che sta leggendo. La signora, già destabilizzata dalle domande precedenti, risponde: Un libro di Topazia Sapienza”. È come servire una palla morbida a Nadal ma Lucci non chiude con uno smash, sarebbe troppo facile e il gioco finirebbe lì. La iena si trasforma in un gatto che si balocca col topo intervistato e produce una serie di variazioni languide sul tema della Topazia (“Noi amiamo la Topazia, siamo pazzi della Topazia, e simili); il gioco evidentemente si basa sulla radice “topa” che in molte regioni italiane indica l’organo sessuale femminile. Il fatto è che l’autrice chiamata in causa si chiama Goliarda, Goliarda Sapienza, non Topazia. Lucci sicuramente lo sa; la scrittrice, scomparsa nel 1996, era nota negli ambienti culturali romani e alla critica minimamente avveduta. Lucci lo sa ma tace e prolungando il gioco crudele lascia che la vittima anneghi nelle sabbie mobili.
Fin qui, niente di strano; da anni Lucci gioca sulle corde basse, scurrili, con una tecnica raffinata e addirittura leggermente snob. Come si dice, un classico.
Stacco. Siamo negli studi de “La zanzara”, la fortunata trasmissione di Cruciani coadiuvato da Parenzo. Durante la puntata di ieri, 24 ottobre, Cruciani ripropone il frammento dell’intervista di Lucci e ironizza sul nome Topazia che lo fa tanto ridere. Interviene Parenzo (la spalla colta della coppia) che dà la sua spiegazione: Topazia è il nome di una professoressa di lettere che insegna all’Università della Sapienza di Roma. Tutto risolto? No, precisazione dalla regia, qualcuno è andato a vedere in rete: l’autrice si chiama Goliarda Sapienza. Cruciani non gradisce, non gli piace essere contraddetto: “Macché Goliarda, è Gagliarda: Gagliarda Sapienza!”. Infine si convince e leggermente imbronciato vuole avere l’ultima parola: “Ma come si fa a leggere un libro di una che si chiama Goliarda Sapienza!?”. È vero, il mondo dei libri e degli autori riserva sorprese sconcertanti, come tutti i continenti inesplorati, quindi pericolosi o ridicoli; pensi Cruciani che nel XIII secolo visse un poeta che si chiamava Cecco dell’Anguillara e che un minore, ma di grande interesse ancora oggi, del XIX secolo si chiamava Petruccelli della Gattina. Roba da matti. Per non parlare di un certo francese che si chiamava Proust: come un rumoraccio.

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