La grazia della malinconia. MARIE DUBOIS

Schermata 2014-10-16 alle 14.10.14

https://www.youtube.com/watch?v=WM054ogi0Mc

L’importanza di una cinematografia non si misura sui divi ma sui bravi attori, quelli di cui molti conoscono il viso senza ricordarne il nome; essi costituiscono la spina dorsale dello spettacolo, ne innalzano la qualità, sono come le colonne che sorreggono un capitello finemente lavorato e che i turisti fotografano disinteressandosi al sostegno su cui poggia.
Marie Dubois era una bravissima attrice. I cinefili la ricordano per le sue interpretazioni in alcuni film fondamentali della Nouvelle Vague (Tirez sur le pianiste e Jules et Jim). È morta il 15 ottobre. Così la ricorda “Le Monde”:
“Da dove veniva quella luce malinconica che troppo spesso velava gli occhi di questa giovane e graziosa attrice bionda? Per chi non lo sapesse, la risposta è emersa mercoledì 15 ottobre: Marie Dubois è morta a settantasette anni, dopo aver lungamente sofferto di una sclerosi a placche che spiega il progressivo eclissarsi dell’attrice dalla fine degli anni Settanta. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista del 2003: “Avevo 23 anni quando la malattia si manifestò, subito dopo la fine delle riprese di Tirez sur le pianiste (“Non sparate sul pianista”), di Truffaut. Fortunatamente quel primo segnale non fu troppo violento e io mi affrettai a dimenticarlo; ma la malattia, invece, non mi ha dimenticato e mi ha riacchiappato dopo le riprese di La menace, con Alain Courneau, vent’anni più tardi. Questo intervallo di tempo mi ha permesso di continuare la mia carriera senza che la malattia fosse onnipresente”.
In queste parole l’accettazione lascia trasparire una levità che confina con la grazia – quella che l’interprete rivelava sullo schermo e che ritroviamo anche nel piccolo frammento che vi proponiamo, tratto, appunto da Tirez sur le pianiste, con un giovanissimo Charles Aznavour.

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One thought on “La grazia della malinconia. MARIE DUBOIS

  1. L’intimità è una simbiosi rara, recitata e raccontata con una bellezza ed una delicatezza che mi è arrivata al cuore. Lei è bellissima, unica protagonista della scena, simbolo – per me- dell’intimità. Sembra parlare a lui, ma in realtà parla a se stessa, e le immagini che si inseriscono nel monologo sono quelle che lei vede mentre si racconta. Raccontare emozioni e stati d’animo è un’arte sublime, dell’attrice, del regista e dello sceneggiatore.

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