La paura vien di notte. DINO BUZZATI, LA GOCCIA

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“La paura”, ci dice lo psicologo, “è un’emozione che ha come obiettivo la nostra sopravvivenza di fronte a una presunta situazione di pericolo”. Il guaio è proprio questo: quante volte, in una sola giornata, presumiamo che un pericolo gravi su di noi? Una, due, cinque, dieci volte? Per alcuni, le volte sono innumerevoli, e quasi sempre si tratta di pericoli che non hanno volto né nome. Dino Buzzati, che è maestro nell’orchestrare paradossi e inquietudini, crea un generatore di paura apparentemente innocente: una goccia piccola così ma capace di generare un’onda di paura grande quanto un condominio e forse anche di più.

Una goccia d’acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravità.
Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano già andati a dormire. Dopo un po’ non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona.
— Signora, signora…
— Cosa succede?
— C’è una goccia, signora, una goccia che vien su per le scale.
— Che cosa?
— Una goccia che sale i gradini!
— Va’, va’, sei matta? Torna in letto, marsch! Hai bevuto, ecco il fatto. Vergognosa! È un pezzo che al mattino manca il vino nella bottiglia!
La ragazzetta fuggì, rincantucciandosi sotto le coperte. La padrona, intanto, aveva già perso il sonno.
– Chissà cosa le sarà saltato in mente, a quella stupida!
Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia, la voce si sparse lentamente e adesso tutti, nella casa, sanno della goccia, anche se preferiscono non parlarne, come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. Niente. Certe notti la goccia tace. Altre volte, per lunghe ore, non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Qualcuno ha pensato a uno scherzo, ma non è uno scherzo; non ci sono nemmeno doppi sensi, trattasi, ahimè, proprio di una goccia d’acqua, che di notte vien su per le scale. Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.

Dino Buzzati, Una goccia, Mondadori

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