Uno contro tutte. MARIO GIORGI, GELATO.

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Gli scrittori importanti dovrebbero essere schivi, meglio se anche un po’ scontrosi. Gentili, intendiamoci, ma riservati e amanti della penombra più che della luce dei riflettori di uno studio televisivo. Mario Giorgi ha tutte queste prerogative. Vincitore, nel 1993, del più autorevole premio letterario italiano, il Calvino, non si è precipitato al Maurizio Costanzo show, non si è fidanzato con un’aspirante attrice, non si è fatto fotografare in atteggiamenti pensosi: ha semplicemente continuato a scrivere. Che è un lavoro faticoso assai, contrariamente a quanto pensano i tanti autori di ebook fai da te imperversanti in rete con un romanzo al mese.
Mario Giorgi è anche drammaturgo, ha scritto per il teatro e per la radio ma di questo parleremo in altra occasione. Intanto pubblichiamo questo suo racconto: breve e folgorante, riflette le qualità delle sue opere più complesse: l’intelligenza e l’ironia.

Ieri sera, dopo il cinema. L’amica con cui ho visto il film ha voglia di un gelato. È marzo, è mezzanotte passata, ma troviamo un chiosco. Accosto ed esco dalla macchina, solo.
Nei pressi del chiosco, dieci giovani donne si attardano a chiacchierare. Sono dieci e sono solo donne, tutte sui trent’anni, forse anche meno. Si apprende immediatamente dai loro discorsi che hanno appena assistito, nel vicino teatro, a uno show di strip-tease maschile: California Dream. Stanno ancora confrontando opinioni e gusti. Oggetto: uomini bianchi, neri, indios e mulatti, i loro corpi, le fattezze. Discutono di glutei, di addominali, di bicipiti, di pettorali, ma anche di occhi, di capelli, perfino di nasi e di orecchie. Sono disposte in circolo, dieci giovani donne disposte in circolo nei pressi di un chiosco per gelati, a mezzanotte, in marzo.
Il gruppo è così compatto che, per avvicinarmi al banco, sono costretto a chiedere permesso. Due di loro si scostano appena. Io non le guardo nemmeno, mi concentro sulla tabella dei gusti, ma in effetti ho le orecchie tese, molto tese, siamo dieci donne contro un uomo, a mezzanotte, dieci donne reduci dai California Dream…
Loro interrompono un attimo i discorsi, un secondo appena, sufficiente però per uno sguardo d’intesa, che io intuisco alle mie spalle. E mentre sto per ordinare (bacio e fiordilatte), una di loro esclama, come se non potessi sentirla o comunque non capire: «Questa è l’amara realtà!».

11 marzo 1999

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