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Oltre a tutto il resto, Leopardi aveva la vista lunga, come si suol dire. Abituato a misurarsi con la grande letteratura, da Omero al XIX secolo, lamentava che uno scrittore, ormai, si confrontasse col grigiore del tempo presente e che la sua opera circolasse solamente nel suo ristretto entourage. Lo Zibaldone, dal quale è tratta questa sua riflessione, è stato scritto fra il 1817 e il 1832. Viene da pensare, di rimbalzo, alla figura dello scrittore così come è stata trasformata dalla rete e dal fai da te. Queste poche righe di Leopardi evocano le migliaia di autori che si autopubblicano e che, questo è il guaio, perseguitano parenti, amici, fidanzate e amici delle fidanzate affinché comprino le loro opere in versione elettronica o cartacea. Quanto al misurarsi con Omero, Dante, Petrarca, (ma potremmo aggiungere anche Svevo, Joyce e Beckett) ecc. il problema in molti casi non si pone, se non altro per la buona ragione che gli autori autopubblicantisi li ignorano tout court.

 “Oggi più che mai bisogna che gli uomini si contentino della stima dei contemporanei, o per dir meglio, dei conoscenti; e i libri, della vita di pochi anni al più. (Oggi veramente ciascuno scrive pe’ suoi conoscenti).”

Giacomo Leopardi, Zibaldone.

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