Pensieri notturni. Ljudmila Petrushevskaya. Un destino oscuro

donna 1925

Nel pieno della sua attività letteraria (era sulla cinquantina), Ljudmila Petrushevskaya si è trovata a fare i conti con una trasformazione epocale, il passaggio dalla Russia sovietica al post Comunismo. La scrittura della Petrushevskaya segue il turbine registrandone le risonanze nelle vite dei suoi personaggi che agiscono  in teatri quotidiani spogli e muti, come la protagonista di questo racconto, colto davanti a uno specchio che le sollecita un crudo autoritratto.

Ecco chi era: una donna non sposata di una trentina d’anni che scongiurava la madre di andarsene la notte, e si portava, per così dire, l’uomo in casa. Lui non più giovane, un po’ calvo, robusto, aveva rapporti confusi con la moglie e la mamma e viveva ora dall’una ora dall’altra. Al lavoro era noto per la sua passione per i dolci, il cibo, il vino e le buone sigarette, cosa che l’aveva sempre disturbato nella carriera. Un aspetto sgradevole insomma. La giacca sbottonata, il colletto aperto, il petto glabro. La peluria sulle spalle. I suoi occhiali dalle lenti spesse. Ecco che razza di tesoro s’era portata nella sua monocamera questa donna. Non vi era stato nulla di bello nel come erano giunti a casa, ma tutto andò per il verso giusto. Lui le si sdraiò accanto sulle lenzuola pulite, fece quel che doveva, conversarono un poco. Rivestitosi, la baciò sulla fronte, afferrò la cartella e se ne andò col suo pancione e il suo cervellino da infante. Fortunatamente lavoravano in reparti diversi, lei l’indomani non si fece vedere alla mensa comune e restò inchiodata alla scrivania per tutto l’intervallo del pranzo. A un tratto, meravigliandosi di se stessa, domandò alla collega se si fosse trovata uno spasimante. «No, e tu?» disse la collega. «Io, sì» rispose lei con le lacrime agli occhi per la gioia e subito capì che non aveva via di scampo. Che d’ora in poi avrebbe trepidato, si sarebbe trascinata da una cabina all’altra senza sapere dove telefonare: il suo eletto non aveva un orario fisso e poteva tranquillamente esserci oppure no. Ecco che cosa l’attendeva. Nel suo caso tutto era chiaro, lui era cristallino nella sua ottusità, nella stupidità, e il destino di lei oscuro, ma negli occhi aveva lacrime di gioia.

Ljudmila PetrusevskaiaUn destino oscuro. “Racconti dall’Urss”, Mondadori,
traduzione Nadia Cicognini

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4 thoughts on “Pensieri notturni. Ljudmila Petrushevskaya. Un destino oscuro

    1. Mah… mi sembra una di quelle frasi abilmente costruite per “far pensare”. Mi verrebbe da rispondere: dipende dall’autoimmagine. Un narcisista pensa di meritare di essere amato, anzi si meraviglia che qualcuno possa non amarlo quindi accetterà di essere oggetto d’amore come la cosa più naturale; al contrario, chi ha un’autostima sotto i piedi vivrà le sue storie sentimentali con infinite riserve che si tradurranno in gelosie patologiche, assillanti richieste di attestati d’amore, ecc. In sostanza. pensando di non meritare nulla (dunque nemmeno essere amato) penserà che dietro l’offerta amorosa dell’altro si nasconda un inganno. Naturalmente si possono formulare molte altre ipotesi. Un caro saluto.

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