Pensieri estivi fra una stagione teatrale e l’altra

raimo da photoshop

 http://www.europaquotidiano.it/2014/03/05/cera-una-volta-lautore-vivente-la-morte-della-drammaturgia-contemporanea/

Un frammento del bell’articolo di Christian Raimo di cui è consigliabile la lettura integrale prima riprenda la stagione teatrale.

 Partiamo da noi, partiamo dalla fine. La prima risposta risale alla nostra formazione: a scuola chiunque di noi ha letto e studiato testi di Sofocle, Machiavelli, Goldoni e Pirandello, eppure magari quello stesso chiunque potrebbe essere andato a teatro tre volte in vita sua, e sicuramente non ha idea – a meno di non aver avuto un professore singolare – di cosa vuol dire mettere in scena quei testi, cosa vuol dire la scrittura drammaturgica. E anche all’università, le centinaia di migliaia di persone che si sono negli anni laureate in discipline dello spettacolo e hanno passato ore e ore a studiare la poetica del tale autore e hanno preso 30 e lode agli esami di Letteratura teatrale, sono capaci di delineare confronti meravigliosi tra l’immaginario scespiriano e quello di Molière, eppure spesso non conoscono come funziona il meccanismo della costruzione scenica. Perché? Li vogliamo formare i docenti a tutto questo.
Allo stesso modo è da ripensare la formazione dello spettatore. Una delle differenze tra l’andare a teatro a Londra e l’andare a teatro a Milano o a Roma è che nel mondo anglosassone è normale prima di entrare in sala comprarsi il testo nel foyer, seguire la scena con il testo sottomano, rileggerselo a casa. Quante volte vi è capitata una cosa del genere in Italia?

 

 

 

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