Tardieu e la nostra sinfonietta quotidiana

imageI francesi sinfoniettano volentieri. Al caso, sanno anche sinfonizzare molto bene ma per farlo hanno, giustamente, bisogno di un copione in versi e di un palcoscenico. Invece per sinfoniettare va bene anche la prosa, anche quella quotidiana. La battuta più elementare, come “Bonjour, monsieur” con la quale vi accoglie, per esempio la tabaccaia (le femmine sono più portate dei maschi) si sviluppa già come una frase musicale che invita l’interlocutore a proseguire la melodia. Se il cliente è italiano, l’invito cade nel vuoto perché per la musica quotidiana non siamo proprio portati; se l’avventore è un francese, la piccola frase musicale troverà certamente uno sviluppo, se sono due (o più) francesi ne nascerà una graziosa polifonia. Produrre un piccolo concerto sinfoniettico è semplice, basta entrare nella sala della prima colazione di un qualunque albergo francese all’ora di punta, cioè fra le nove e le dieci: se non saremo noi a introdurre il tema, ci penserà comunque qualche cliente, al quale faranno subito seguito altri elementi del piccolo ensemble. Per via dei limiti musicali dei quali dicevo, noi saremo solo spettatori del concertino; il nostro prosastico “Bonjour” di risposta suonerà come il richiamo di un venditore di pop corn che irrompa alla Salle Pleyelle durante un Lied di Schubert. Mancando uno spartito, l’esecuzione non avrà un tempo prestabilito; per parte nostra, noi avremo modo di interrogarci sul significato di quella polifonia vocale che cessa di essere dialogo per trasformarsi in musica. Non è una domanda facile perché se è semplice risalire dal significante “Buongiorno” all’augurio cortese di una buona giornata, è più arduo decodificare il significante musicale (il “Bonjour” sinfoniettico cantato) il quale, pur nella sua apparente semplicità, non è più a portata di mano dell’attacco della “Primavera” di Beethoven, pur così orecchiabile e immediata.

Nella sua “Conversazione sinfonietta”, Tardieu gioca appunto sull’apparente semplicità del significante (“Buondì, signore!”/ “Buondì, signora!”) che nell’esecuzione ritmico/musicale degli attori diventa all’improvviso arcano pur rimanendo riconoscibile – non diversamente dai personaggi del sogno che possono assumere due identità contemporaneamente e che proprio per questo ci inquietano e ci attirano. Per questa e per altre ragioni potrebbe essere interessante ascoltare la “Conversazione sinfonietta”

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