Piccolo monologo per attrice e bastone. JANE MARTIN, LA MAJORETTE

 

majorette1a.jpg

Jane Martin è una misteriosa drammaturga americana. Misteriosa perché forse si tratta di un drammaturgo che si cela dietro uno pseudonimo femminile – e sarebbe un riserbo del tutto inconsueto per un autore maschio. Questa Majorette non è stata scritta per il teatro, è un brevissimo racconto di Jane Martin pubblicato da Guanda nell’antologia “Narratori di poche parole”; comunque in palcoscenico farebbe la sua ottima figura.

Ho cominciato che avevo sei anni. La mamma segò il manico di una scopa, zio Carbo gli spalmò sopra una vernice d’argento, e io andai in cantina e cominciai a far volteggiare quel legno. Ho conosciuto il successo e la tragedia. Papà dice che mi ha messo energia nell’anima e acciaio nel cuore. Ho avuto la mano sinistra schiacciata da un cavallo, e anche se sono ritornata a far volteggiare il bastone, non ho più potuto farlo al massimo livello.
La gente crede che se fai volteggiare il bastone, se pratichi il twirling, sei uno sciocco. È un pregiudizio degli ignoranti. Una volta stavo esibendomi con quei bastoni infuocati in una gara notturna e all’improvviso vedo questo tizio che esce dalle tribune. Stavo esibendomi con tre bastoni e lui oltrepassa i giudici e viene verso di me: aveva in testa una fascia fermacapelli blu con le perline, riesco ancora a vederla. Arriva dritto su e quando mi volto di fronte dopo una giravolta, lui mi sputa in faccia. È stata l’unica volta in cui ho lasciato cadere il bastone. Li ho lasciati cadere tutti e tre davanti a sessantamila persone, e lui ha sorriso, e ha detto questa cosa che non ripeterò. È stato come venire violentata. Dimostra che la bellezza ispira l’odio, e che chi odia la bellezza è Satana in persona.
Non hai mai fatto twirling, vero? Riesco a capirlo dalle mani. Non puoi immaginare che cosa significa vedere quel bastone lì che volteggia in aria. Non puoi capirlo: i bastoni lasciano delle tracce, incidono l’aria, e se sei abile, se ce l’hai nelle mani, puoi avvicinarti al cielo.
Vuoi provare? Senti. Lascerò qui per te il mio bastone d’argento. Lo lascerò qui come se lo avessi dimenticato. E quando la gente uscirà tu puoi aspettare e raccoglierlo, può essere tuo, può diventare il tuo fardello. È la cruna dell’ago. Lo lascio qui per te.

Jane Martin, La majorette, “Narratori di poche parole”, Guanda, Traduzione Luigi Schenoni

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...