Occhi di tonno. Dopo.

10151831_10152354880628514_5734498353189763234_nEcco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi;
c’è la banda d’oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.
Come, nel sgocciolare della gronda,
c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;

nell’umido cerino d’una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera,
tutta la meraviglia della primavera.

Se cercate questi versi di Corrado Govoni in rete scoprirete che qualcuno ne parla come di una “poesiola” semplice semplice e tra le più antologizzate della nostra letteratura, come se fosse un demerito: è un giudizio critico (?) che non riesce nemmeno a essere snob. A me sembra difficile trovare un’altra sintesi così perfetta del dopo, del prima e di un nuovo dopo.

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