Occhi di tonno. Il profumo del manga.

manga coltello insanguinato piccolo

Teatro Astra, 29 aprile

Non li ho mai frequentati, anzi li conosco solo di vista, ma in questi giorni di lavoro su Occhi di tonno mi sono venuti in mente i manga. Osamu Tezuka, uno dei padri storici dei manga, affermò che le sue prime tavole erano state ispirate dai grandi occhi del Bambi disneyano (un film che, tutti lo ricordano, trova il suo climax nella straziante morte di mamma cerva). I personaggi dei manga, con i loro occhioni, i loro nasini, le loro bocchine, sono tutti bambini ma i loro autori li proiettano con la massima naturalezza nei generi più disparati, dalla fantascienza al porno. Il contrasto fra le angeliche creature e i pervertiti, gli stupratori, i mostri spaziali, i robot assassini con i quali si combinano e si scontrano è palese, e diviene dirompente quando i piccoli (?) protagonisti si rivelano capaci di reagire con spaventosa violenza ai loro nemici; il sangue scorre, si pratica la più disinvolta macelleria ma la prima infanzia continua ad aleggiare su questo panorama orrifico come una nube d’infanzia implicita, indeformabile. Occhi di tonno, credo, presenta un contrasto analogo: si uccide, anche trucemente, ma gli assassini vivono in un altrove che è molto lontano dai loro gesti.

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