Occhi di tonno. Aspettando.

 

Teatro Astra 29 aprile

attore sfuminoQuesto non è un racconto: so che qualcuno potrebbe pensarlo vedendomi al microfono – che in questa inquadratura è troppo invasivo, avevo raccomandato di non riprendermi frontalmente. Per non parlare poi del copione a cui farò ricorso durante lo spettacolo. Ma non lo è (un racconto, intendo), anche se mi sentirete dire, per esempio: “Il fiume Reno scivola via depresso, dopo aver bagnato Stolzenfels, Rheinstein e Sooneck”. Lo so, stampate sulla pagina, queste parole hanno la tipica faccia da racconto precotto, sul genere di “La marchesa uscì alle cinque” e di tutte le altre innumerevoli frasi della stessa famiglia. Ma (dovrei proprio riuscire a eliminare qualche ma) provate a immaginare tutte le forme sulle quali un attore può modellare uno straccetto letterario come questo, alle risonanze che la sua voce può trasmettere al monotono cigolio di una polverosa carrozza narrativa per trasformarlo in una dinamica azione verbale. E ci saranno tante altre voci, insieme alla mia, sul palcoscenico di Occhi di tonno, voci e personaggi che si affacciano un attimo per svanire  e riapparire trasmutate in un continua girandola delle identità. Quella che all’origine era la voce del racconto si frantuma in una molteplicità di voci dalle quali nasce la rappresentazione. Così dovrebbe essere, io credo.

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