Un fantasma del teatro, il Capocomico

achille majeroni piccolo

Nell’immaginario di molti, fra i pochi lettori di questa nota, la figura del Capocomico è sbiadita e lontana, probabilmente, come quella della dama di compagnia: e motivatamente, perché questo dominus delle compagnie teatrali è stato mandato in esilio con la seconda guerra mondiale (al più tardi), soppiantato da un tiranno ben più potente e, diciamolo, più antipatico: il regista.

Il Capocomico incarnava tutta la disperazione che il teatro aveva accumulato nei secoli e, insieme ad essa, anche tutto l’effimero e la malinconia connaturate all’impresa teatrale. Il Capocomico scritturava gli attori imponendo condizioni quasi sempre inique, sceglieva il repertorio, curava quelle che oggi chiameremmo le pubbliche relazioni, distribuiva le parti, massacrava i copioni, fiutava l’umore del pubblico e stabiliva quando una commedia doveva essere sostituita da un nuovo allestimento; era dunque un monarca, ma il suo era un ben miserevole regno: una troupe di sventurati saliti a bordo di una nave destinata non ai grandi spazi dell’arte ma al piccolo cabotaggio della sopravvivenza quotidiana. Nel racconto “Il pipistrello”, di Pirandello, che stiamo riscrivendo per la scena, il Capocomico è un personaggio centrale che governa e tempera la commedia riservando per sé, naturalmente, il ruolo di protagonista, quello di un Vescovo afflitto da un tormentoso segreto che gli avvelena la vita. La distanza fra un Vescovo e un Capocomico come il nostro commendator (?) Volandri è abissale e dà la misura della potenza trasfiguratoria del teatro. Poco importa che nel Vescovo si travasi tutta la trombonaggine del Volandri: il teatro che Pirandello racconta è povero, stracciato, risibile e quindi terribilmente umano, di un’umanità che si ricava dalla finzione, dunque tanto più preziosa.

Chi voglia incontrare un fantasma di Capocomico potrà rivedere “I vitelloni” di Fellini. L’attore che lo impersona è Achille Majeroni, il suo nome non è passato alla storia del teatro né del cinema, ma il suo viso incide la sequenza dei guitti nella cittadina di provincia in cui si svolge l’azione in modo indimenticabile.

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