Il Pipistrello- Breve ricognizione sans paroles.

 

Drammaturgia di Alberto Gozzi
con Roberto Accornero, Francesco Benedetto, Anna Montalenti, Eleni Molos, Luisa Ziliotto.

voce live di Andrea Fazzari

staff: Claudia Conte, Enrico De Santis, Mariangela Durante, Lavinia Giammarruco, Francesco Ghisi.

Scarica il copione de “Il pipistrello”. Riscrittura scenica di Alberto Gozzi dall’omonimo racconto di Pirandello (testo SIAE)


copione copertina wordpress

Un copione è, di solito, uno strumento di lavoro; esistono tuttavia dei rari lettori di teatro: a loro, agli addetti e a qualche spettatore curioso proponiamo il copione del nostro ultimo spettacolo.

PIRANDELLO. Il pipistrello.

 

 

Rileggendo “Il pipistrello”

Una polverosa compagnia di attori approda avventurosamente dal teatro alla radio per registrare una modesta commedia di routine.

Il regista radiofonico (Andrea Fazzari) è sprofondato nell’ombra, personaggio inconoscibile di cui gli attori percepiscono solamente la voce, prescrittiva e sprezzante che proviene da un empireo minaccioso. 

Il personaggio del regista appartiene alla categoria degli attanti immanenti (da Godot alla Vecchia Signora di Dürrenmatt, almeno fino a quando non compare in scena).

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Fin dalle prime battute la commedia si rivela modesta come il suo stesso titolo (L’ombra del passato”). Per di più il personaggio della vecchia Erminia è affidato a Wally Korompay, un’attrice esordiente ma forte di un ricco protettore (Anna Montalenti) che è stata scritturata dal capocomico Volandri (Francesco Benedetto, munito di una carismatica sciarpa purpurea) per basse questioni economiche. L’autore  del modesto copione, Faustino Perres (impersonato da Roberto Accornero) segue trepidante le sorti della sua creatura come il più rimbambito dei padri attende il primogenito fuori dalla sala parto.

Ci muoviamo, com’è evidente, nella galleria degli stereotipi seguendo il tono del racconto di Pirandello che sembra voler giocare con i luoghi comuni in attesa di innescare il colpo di scena. Che arriverà fra una decina di minuti.

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Terminata la registrazione della commedia nello studio radiofonico, la compagnia si trasferisce all’Arena Italia dove inizierà le prove dello spettacolo teatrale.

Ne nasce un intermezzo durante il quale l’autore Perres promuove “L’ombra del passato” presso il pubblico in sala, incurante della confusione inevitabile prodotta dai tecnici (con maglietta rossa, Paolino)

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L’intermezzo autopromozionale si svolge sotto le tristi luci di sala ma si cerca di ravvivarlo, per così dire, con musiche accattivanti, distribuzione di volantini e fiori alle signore.

Lo svelamento della sala, la commistione di attori, tecnici e pubblico genera un effetto di finta realtà molto pirandelliano e anche un po’ irridente nei confronti del concetto di mise en abyme.

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E’ terminato quello che possiamo considerare un lungo prologo allo spettacolo. Siamo nell’Arena Italia dove ha inizio il lavoro quotidiano degli attori. Breve presentazione dei personaggi principali a incominciare dalla Gàstina (Eleni Molos), una giovane prima attrice che sembra aver già assorbito i peggiori modi delle colleghe più smaliziate.

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Il personaggio della Gàstina (anzi della “signora” Gàstina, come pretende di essere chiamata) trova il suo omologo, ma rovesciato, in Wally, la giovane attrice debuttante e raccomandata che abbiamo già incontrato nello studio radiofonico. Fra le due si stabilisce un rapporto d’interdipendenza sull’asse dominante/dominato.

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Si incominciano le prove. La povertà della messa in scena si rivela nel miserando costume da Vescovo che il capocomico Volandri è costretto a indossare, dopo una sacrosanta sfuriata: le finanze della compagnia non permettono di meglio.

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Nel corso delle prove “L’ombra del passato”, di non eccelsa scrittura, viene decisamente peggiorata dal lavoro degli attori: la debuttante Wally si esibisce in una caratterizzazione improbabile di una vecchia perpetua catarrosa; per contro, la Gàstina mette in mostra un armamentario espressivo gigionesco che fa risaltare la pochezza del testo. Non è difficile immaginare un debutto disastroso.

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Il non esaltante tran tran delle prove viene turbato dall’incursione di un pipistrello che suscita terrori ingovernabili nelle due attrici.

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Il raid del pipistrello stabilisce un rapporto di solidarietà fra Wally e la Gastina. Su un piano drammaturgico, il pipistrello rappresenta un perturbante (un tòpos ricorrente nell’opera di Pirandello). Lo spettatore si rende conto che il fulcro dell’azione non è l’insulsa commedia che si sta cercando di rappresentare ma l’incombente pericolo che viene dal cielo.

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Al primo perturbante aereo se ne aggiunge un altro, questa volta terrestre: una misteriosa e lugubre dama velata, interpretata da Luisa Ziliotto, che pretende (e ottiene) di assistere alle prove. Essa si cela sotto un nome carico di reminiscenze pirandelliane: Signora Fu. La sua presenza in scena condiziona e paralizza le prove; ben presto è evidente che la Signora Fu non desidera solamente assistere alle prove, come in un primo tempo aveva dichiarato, bensì invadere lo spazio scenico con il racconto di cui è depositaria e narratrice.

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Il racconto della Signora Fu, bisogna ammetterlo, non è dei più originali: per quanto si può capire dalla sua tortuosa narrazione, sembra che essa sia rimasta vedova, la sera prima, mentre cenava col marito. Ma la narrazione non è limpida, la stessa morte del marito appare dubbia. L’ambiguità del racconto e la funerea figura della signora che invade la scena semina destabilizza la piccola compagnia.

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Si alternano incursioni del pipistrello e capitoli del racconto della Signora Fu dai quali emerge un dato sconcertante: morto o vivo che sia suo marito, si tratta del cavalier Vincenti il quale protegge non soltanto la debuttante Wally (come si sapeva fin dall’inizio) ma anche, sorprendentemente, la signora Gàstina. Lo sgomento che s’impadronisce delle due attrici fa passare in secondo piano la paura del pipistrello. Si giunge infine al debutto della commedia. Il pubblico in sala non la vede, ne sente solamente le battute che risuonano dietro le quinte, rivolte a un immaginario pubblico del quale si percepiscono le reazioni. Dalle quinte, l’autore, Faustino Perres, segue trepidante l’azione scenica: egli è l’unico testimone, per così dire, di questa rappresentazione immaginaria.

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Com’era prevedibile, il pipistrello non rinuncia alle sue incursioni nemmeno questa sera. La Gàstina, in preda al panico, perde il controllo e i sensi. Viene portata a braccia nel retropalco dal capocomico/Vescovo e dall’autore

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La rappresentazione s’interrompe, il pubblico rumoreggia ma per via degli “imperscrutabili misteri del teatro”, come li definisce il capocomico Volandri, dalla platea immaginaria si leva un applauso. Poco importa che, interrotta in quel punto, la commedia non abbia senso: lo svenimento della Gàstina è stato così convincente, così “vero” da ripagare il pubblico. Gli attori tornano in scena a raccogliere applausi tanto calorosi quanto imprevisti. Ma sarà il trionfo di una sola sera, unico, casuale e irripetibile perché non sarà possibile gestire le incursioni del capriccioso pipistrello né tantomeno gli svenimenti della prima attrice. Dunque non avranno luogo altre repliche. La compagnia si scioglie. La conclusione spetta alla Signora Fu, che nella sua ultima apparizione sembra essere la vera artefice del volo del pipistrello.

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Il primo trailer

Il primo trailer de “Il Ritorno di Casanova” nella riscrittura di Alberto Gozzi.

Guarda il primo trailer de “Il ritorno di Casanova” nella riscrittura scenica di Alberto Gozzi e lascia un commento!

 

con: Roberto Accornero, Francesco Benedetto, Eleni Molos, Marco Intraia, Alessandro Salvatore, Luisa Ziliotto
troupe: Claudia Conte, Enrico De Santis, Mariangela Durante, Lavinia Giammarruco

Riprese e montaggio a cura di Francesco Ghisi.

 

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Dopo “Il pipistrello”. Il critico teatrale, un animale immaginario

il criticoÈ meglio raffigurarselo così, come una creatura di carta e comunque è necessario ricorrere all’immaginazione se si vuole dargli una fisionomia. Egli è un puro concetto, purtroppo meno divertente degli esseri nati dalla mente di Borges – niente a che fare, per esempio, con la Scimmia dell’inchiostro:

Questo animale abbonda nelle regioni del Nord, è lungo quattro o cinque pollici, ed è dotato di un istinto curioso; gli occhi sono come corniole, e il pelo è nerissimo, serico e leggero, morbido come un cuscino. Ama molto l’inchiostro di china, e quando la gente scrive, si siede con una mano sull’altra e le gambe incrociate ad aspettare che abbiano finito. Poi beve il resto dell’inchiostro e torna ad accoccolarsi tranquillo.

(Borges, Il libro degli esseri immaginari)

Ieri sera, alle due repliche del nostro Pipistrello, il critico teatrale ovviamente non c’era ma solo gli attori più attempati ne hanno notato l’assenza perché avevano sentito parlare di un’epoca in cui queste creature erano esistite; i più giovani, che sono decisamente più smaliziati, sanno fin dalla nascita che il critico teatrale non esiste – è un mondo curiosamente alla rovescia, quello del teatro: i bambini non credono alla Befana mentre i vecchi bacucchi non mancano mai di mettere la calza sotto il camino prima d’ogni replica. Io sono abbastanza vecchio per testimoniare, a costo d’essere preso in giro, che c’è stata un’epoca in cui i critici teatrali esistevano. Anzi, dirò di più, ho il sospetto che da qualche parte ce ne sia ancora uno, addirittura a Torino. Ma forse mi sbaglio, non è un critico teatrale, devo pensarci su. Vi saprò dire.

 

Il pipistrello. Appunti prima del debutto

luci teatrali puntamenti

ore 9. Inizio lavori. Puntamenti dei riflettori. L’ampiezza del raggio di luce. Le ombre proiettate dai corpi. Che fare delle ombre, ucciderle? Ogni corpo, illuminato da un fascio di luce, produce un’ombra. Ogni parola lascia la sua impronta su chi ascolta. E’ una buona ragione per tacere? Tornando alle luci, direi di tenere le ombre anche se “sporcano” il fondale. Qualcuno dice: “Sono espressive”. Meno male, dico io.

ore 12. Prove della fonica. Il rapporto voce/musica. Le musiche sovrastano le voci, se non microfonate, degli attori. Abbassiamole. Una volta abbassate, le musiche diventano flebili cri cri di una radiolina ma non si può chiedere agli attori di strillare. Troviamo un compromesso. Ecco fatto: è un buon compromesso? Diciamo di sì.

ore 13. Pausa.

ore 14. Prove tecniche. Perplessità sul significato del termine. Ripassare velocemente, come in un film accelerato tutte le entrare e le uscite degli attori. Lo spettacolo si mostra nella sua nudità, anzi come un signore che discinto vedi per la prima volta in mutande in cucina mentre si fa il caffè. Verrebbe voglia di dirgli: “Rivestiti”, ma non c’è tempo.

Ore 18. Fine delle prove. Un’ora di concentrazione, diciamo così, perché lo spettacolo è alle 19. Stupefazione, ogni volta, per la varietà dei metodi di concentrazione.

Il pipistrello, ouverture. Franco Alfano, Sinfonia n.1. Classica.

E’ un inizio solenne, con qualche risonanza corrusca che allude a un tormento interiore, ottimo, dunque, per indirizzare lo spettatore su una falsa pista; entro qualche minuto la commedia dissolverà le tenebre magniloquenti e guiderà il gioco.

P.S. Franco Alfano (1876-1954) è noto per la sua opera “Resurrezione”, da Tolstoi, e per aver completato la “Turandot” di Puccini.

La sua indole severa non gli impedì di comporre balletti per le Folies Bergère di Parigi.

Figurine del “Pipistrello”: la primadonna. 25 marzo Teatro Astra. Sala prove

primadonna no scrittaLa visita ai camerini degli attori dopo lo spettacolo era un rituale cui gli addetti ai lavori si sottoponevano con la flemma del mondano stropicciato, costretto a passare le sue serate fra un ricevimento all’Ambasciata, un salotto culturale, il vernissage di un pittore americano emergente. Alla noia (tutta di facciata) degli addetti si contrapponeva il fremito degli spettatori comuni che non vedevano l’ora di balbettare qualche parola di congratulazione agli attori ai quali chiedevano di scarabocchiare un autografo sul programma di sala. La primadonna riceveva in vestaglia ma ancora col trucco di scena: si offriva allo sguardo del suo pubblico in uno stato intermedio: non più personaggio compiuto nel suo costume ma non ancora donna reale restituita al quotidiano: come l’uovo bazzotto, si offriva alla degustazione di quegli intenditori per i quali il crudo all’ostrica è troppo viscido e il sodo è troppo compatto. Nei minuti che seguivano lo spettacolo, la primadonna amava mostrarsi in un delizioso stato confusionale scusandosi per la sua interpretazione che quella sera era stata proprio disastrosa; nel frattempo cercava, senza risultato e sempre chiedendo venia e sempre imprecando contro la sua sbadataggine, un pennellino, un flacone, una molletta che chissà in quale angolo del camerino si erano cacciati; quella fragilità, a volte spinta al confine con la demenza, era come il boccon del prete per i coraggiosi che avevano osato spingersi nel camerino della primadonna, era il prolungamento della catarsi, lo spettacolo dello smontaggio della diva, che però s’interrompeva prima dell’epilogo quando lei, dopo aver firmato i programmi, accomiatava tutti e completava tutta sola, nel mistero del camerino, l’ultimo atto della metamorfosi – ed era proprio questo incompiuto ad alimentare quel mito che per un attimo ci si era illusi di poter svelare.

Pirandello, “Il pipistrello”. Teatro Astra, Sala prove 25 marzo.

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Mettere in scena un Pirandello, lo confesso, era un’idea che non pensavo mi sarebbe mai venuta in mente: troppo grandiosa, e dunque scoraggiante, mi sarebbe apparsa la storia delle messe in scena pirandelliane per presumere di aver qualcosa da aggiungere a una tradizione così monumentale: troppo impervia, troppo interna alle questioni della scena per un regista (?) anomalo come me, praticamente un drammaturgo che non viene denunciato per abuso della professione registica solo perché i critici teatrali hanno altro da fare. Ma questo Pirandello non naviga nel grande fiume della storia del teatro dal momento che è una delle 257 (comprese le postume) “Novelle per un anno”; dunque il teatro, in questo Pipistrello, non viene agito ma proposto in forma narrativa, cioè da un angolo di visuale che consente, e in qualche modo implica, un certo distacco critico; in esso, Pirandello racconta gli ultimi giorni di prove di una commedia qualunque: Continua a leggere “Pirandello, “Il pipistrello”. Teatro Astra, Sala prove 25 marzo.”

L’arca e la bottiglia. nota a margine de “Il pipistrello”. 25 marzo. Teatro Astra. Sala prove

arca e bottigliaUn ricordo di molti anni fa: il famoso musical di Garinei e Giovannini “Aggiungi un posto a tavola” nel quale un volonteroso prete, Johnny Dorelli, tentava di salvare i suoi parrocchiani da un secondo diluvio universale. Il sottofinale era l’apparizione di un’arca gigantesca che faceva il suo ingresso strappando un “ooh!” di meraviglia al pubblico, che prorompeva in un delirio di applausi come dopo un’aria cantata da Pavarotti. E aveva ragione: l’arca, di Coltellacci, era di vero legno, quintali, forse tonnellate di legno che scivolavano sul palcoscenico; una balena lignea che si apriva e si chiudeva armoniosamente al suono di una musica trascinante.

Sulla commossa platea aleggiava un mito che, come spesso accade, si trasforma in luogo comune, quello della magia del teatro; nell’immaginario di molti, ancora oggi, prospera un paradosso secondo il quale il teatro (così come tutte le arti) raggiunge l’apice quando riesce ad annullare il fossato che separa la realtà dalla finzione.

Mi è tornata in mente l’arca di Garinei e Giovannini mentre stavo facendo l’inventario della semplice attrezzeria che ci servirà per la messa in scena del Pipistrello: cinque sgabelli (ancora da trattare), una bottiglia, un bicchiere, pinzette per i peli superflui (due, una per ciascuna attrice), un bicchierino “da cicchetto”, di quelli che si usavano nei bar popolari… l’elenco è ancora parziale (lo sto compilando) ma non sarà tanto più lungo di questo.

martedì 25 marzo. Teatro Astra, Sala prove. Due spettacoli, ore 19 e 21.30

martedì 25 marzo. Teatro Astra, Sala prove. Due spettacoli, ore 19 e 21.30

In un’arena, a qualche giorno dal debutto, le improvvise incursioni di un pipistrello terrorizzano le signore attrici, ma come controllare l’imprevedibile mammifero che introduce folate di realtà nella finzione del teatro? Un’onesta commedia di routine si trasforma in un’avventura che Pirandello rappresenta con paradossale comicità.

Figurine del “Pipistrello”: la Dama Velata

donna in neroSì, ci sarà anche lei, il 25 marzo, nell’arena Italia in cui si prova “Il Pipistrello”: la Dama Velata. Il personaggio è tanto misterioso che di esso non si può dir nulla, anche per non rovinare la sorpresa agli spettatori; si può tuttavia lasciare il campo libero alle associazioni che il personaggio della Dama Velata suscita in ciascuno. Una vedova? Una vendicatrice? La custode di un segreto indicibile? Una nipote di Pirandello? Un agente della SIAE en travesti ?

Sul filo del comico – nota a margine del “Pipistrello”

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Wally è una giovane aspirante attrice appena entrata in compagnia grazie a un protettore che finanzia l’impresa teatrale ma la raccomandazione arriva tardi, quando quasi tutti i ruoli sono occupati, così Wally deve accettare controvoglia la parte di una vecchia perpetua che si aggira per il Vescovado ciabattando. Per la bella e inesperta attrice è quasi impossibile costruire il personaggio di una megera catarrosa e bisbetica e la sua caratterizzazione non può che essere catastrofica.

L’attore che rappresenta la sua evidente inadeguatezza a sostenere un ruolo è un tema ricorrente nello spettacolo. Un esempio magistrale lo ritroviamo nel “Circo” di Chaplin, quando Charlot, cercando di rimediare come sempre la giornata, capita in un circo che deve sostituire un clown. Nella finzione del film, l’omino in bombetta è palesemente estraneo all’arte circense ma il provino che deve improvvisare sotto gli occhi di un accigliato, imperioso Direttore (“E adesso fammi ridere!”) è così disastroso che finisce per diventare comico suo malgrado.

Di fronte agli innumerevoli “comici” che spuntano sugli schermi televisivi verrebbe da pensare che la loro abissale inadeguatezza dovrebbe risultare esilarante, invece produce solo una sgradevole malinconia; i ragazzotti che vengono catapultati in scena da chissà dove sono convinti che il loro strabuzzare degli occhi e i loro berci siano divertenti; l’esibizione di Chaplin compiva un doppio salto mortale nel comico partendo da una maliziosa, presunta incapacità. Considerando la grandezza di Chaplin, il paragone può sembrare improprio e blasfemo: forse lo è ma serve a ricordare che, anche nel nostro piccolo mestiere, la consapevolezza è la premessa indispensabile, in barba a ogni preteso talento.

un pirandello apocrifo? 25 marzo. sala prove astra. due spettacoli: 19 e 21.30.

25 marzo. sala prove astra. due spettacoli: 19 e 21.30

La commedia che Pirandello non scrisse mai, e questa ci è parsa una buona ragione per metterla in scena partendo dal racconto “Il pipistrello”. Chi ha la curiosità di leggerlo, lo trova nel pdf di “Novelle per un anno a pagina 103.

(http://www.scientificogalileilanciano.it/PDF/PirandelloNovellePartePrima.pdf)

Bisogna avvertire subito l’eventuale lettore/spettatore che si tratta di una vivace riscrittura: ciò che era racconto, nel  nostro spettacolo diventa dialogo – e non è  l’unica variante: oltre al pipistrello che minacciosamente incombe, ci sono ingredienti del tutto nuovi: uno studio radiofonico del tutto inventato, un satiresco protettore di attrici (che non compare mai ma che aleggia a sua volta), più altre sorprese che non possiamo svelare, perché nella commedia serpeggia anche una certa dose di suspence, oh sì!

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