Il ritorno di Casanova, ultime prove

 Singolare giornata…

Il regista e la sua assistente andranno in teatro, insieme al macchinista, per l’allestimento dello spazio e delle luci; oggi pomeriggio gli attori lavoreranno nella consueta sala prove, altrove. Si ricongiungeranno sabato, al Teatro Astra per una prova tecnica prima dello spettacolo. Strana scissione. Di fatto, il regista non assisterà alla prova generale. Tutto si ricomporrà domani, nello spettacolo: una sorpresa in più oltre a quelle che riserva ogni debutto. Il regista si chiede come gli attori vivranno la sua assenza durante la prova generale. Si risponde che la vivranno positivamente, forse con un senso di sollievo o addirittura di gioia; pare infatti che egli non riesca ad essere impassibile durante le prove e che le reazioni del suo volto deconcentrino o deprimano gli attori. Si chiede ancora, il regista, come potrebbe evitare questi turbamenti nei suoi attori. È egli un male necessario? Oppure, peggio, un male non necessario? Dovrebbe egli essere impassibile, indecifrabile? Dovrebbe egli essere, comunque, diverso da quello che è? Essere un altro? O, meglio ancora, non esserci? La risposta più sensata gli pare la penultima. Poi smette di pensare perché deve andare in teatro.

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Un pensiero riguardo “Il ritorno di Casanova, ultime prove

  1. Risponde l’unico attore chiamato in causa sotto il nome di “attori”. Credo sia una faccenda che ha a che fare con il giudizio, la pedagogia, la maieutica, il fanciullo, il maestro, l’attore e la sua fragilità – non diminuita dagli anni, perché alla fine i ruoli sono quelli. L’Autore, che è Regista, che è Maestro da quando hai iniziato, è a pochi centimetri, di fronte a te che devi eseguire la sua opera. Non potendo dedicarti solo a quella, aggiungi all’insicurezza di natura quella di non avere avuto il tempo di dedicarti al lavoro in questione come la tua coscienza e l’articolo 9 della Costituzione richiederebbero. Vorresti avere sufficiente fiducia in te stesso nonostante le energie residue siano poche e la tensione inversamente proporzionale, il personaggio non è dei più semplici, e i passaggi narrativi, ricchi e complessi, presentano scelte interpretative molteplici. Più si va avanti, più la faccenda si complica, invece di scegliere, le varianti delle vie percorribili aumentano. Viene un momento in cui vorresti poter fare bene o male senza preoccuparti del giudizio immediato, per poi, magari durante una delle repliche, fare più bene che male. Forse a sproposito mi viene in mente quanto un noto pedagogista ripeteva, lasciare che i figli sbaglino da soli, fornirgli una (piccola) difficoltà ogni giorno, sarà un regalo per la loro autostima, quando avranno sciolto il nodo. Forse anche il suggerire subito la battuta che sta affiorando dalla penombra potrebbe essere, in uno slancio di empatia e compartecipazione, di affetto per i tuoi figli e la tua opera, un involontario gesto di sfiducia.

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